Tim Bowness
Stupid Things That Mean The World

2015, InsideOut
Prog Rock

Recensione di Riccardo Coppola - Pubblicata in data: 21/07/15

Tra le tante nicchie disseminate nel variopinto universo del prog, Tim Bowness ha da sempre occupato quelle più intimiste, più malinconiche, dai toni più dimessi e dolcemente soffusi. Lo ha fatto, principalmente, insieme a Mr Steven Wilson, nel crepuscolare progetto art-rock rispondente al nome di No-Man; ma il grande passo, per il musicista britannico, è stato il rilancio della propria carriera solista, avvenuto lo scorso anno con l'educatamente caotico "Abandoned Dancehall Dreams".

"Stupid Things That Mean The World" riprende le fila di un discorso lasciato in sospeso soltanto da una manciata di mesi, ritorna a raccontare, tratteggiandone vividi ritratti, delle vicende degli inquieti personaggi che ci avevano a loro tempo irrimediabilmente rapiti. Disillusioni, folli desideri di cambiare l'immutabile, amare scomparse e rabbiosi rimpianti prendono così vita, negli stridenti contrasti tra note al piano, graffianti elettricità chitarristiche e penetranti barriere di basso di "The Great Electric Teenage Dream" o di "Press Reset" (più industrial la prima, più atmosferica e parzialmente pervasa da un vibe elettronico la seconda). Timidi amori, d'altro canto, emergono nelle impalpabili delicatezze di "Sing To Me", nelle tenui nostalgie di "Know That You Were Loved" (sottolineate da armonie acustiche e deliziosi padding di tastiera), nelle acute note di flauto della conclusiva "At The End Of The Holiday".

Bipolare, complesso e profondo, "Stupid Things That Mean The World" è un album musicalmente accessibile e minimale, ma sfuggente, esigente una massima attenzione per farsi cogliere nella sua vera essenza e non farsi considerare (cosa possibilissima) soltanto una molle e metodistica operetta prog. Un'opera che si muove con indolente passo di danza attraverso un intero spettro di stati d'animo, tra innumerevoli moti e pensieri filtrati da una stessa disincantata finestra sul mondo, che può trasformarsi presto -se ascoltata con la dovuta dedizione- in un meraviglioso carillon capace di far sognare ad occhi aperti.



01. The Great Electric Teenage Dream
02. Sing To Me
03. Where You've Always Been
04. Stupid Things That Mean The World
05. Known That You Were Loved
06. Press Reset
07. All These Escapes
08. Everything You're Not
09. Everything But You
10. Soft William
11. At The End Of The Holiday

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