Kyle Gass Band
Thundering Herd

2016, Napalm Records
Rock

Prendete una buona dose di rock n roll, aggiungeteci del blues, un bel po' di riffing stoner, stile Fu Manchu anni novanta, una spolverata di ritornelli pop e infine concludete la miscela con una generosa dose di ironia: avrete così l'essenza di Thundering Herd, l'ultimo lavoro della Kyle Gass Band.
Recensione di Isadora Troiano - Pubblicata in data: 17/10/16

Prendete una buona dose di rock'n'roll, aggiungeteci del blues, un bel po' di riffing stoner, stile Fu Manchu anni novanta, una spolverata di ritornelli pop e infine concludete la miscela con una generosa dose di ironia: avrete così l'essenza di Thundering Herd, l'ultimo lavoro della Kyle Gass Band (o KGB per la gioia degli amici complottisti).

 


Senza fronzoli inutili né tentativi di ricercato snobismo, la Kyle Gass Band sforna un album diretto e assolutamente godibile, che scivola giù bene come una fresca birra in un afoso pomeriggio estivo.
In queste 11 tracce c'è tutto lo stile classico della band, che si può ascoltare anche nel lavoro precedente, l'omonimo Kyle Gass Band, ma con una evidente maggiore consapevolezza e coesione tra gli artisti in gioco e con una dose più forte di blues desertico, da road trip su una polverosa highway americana.

 


Il disco si apre con "Cakey", una potente cavalcata sull'onda del riff che imposta subito la direzione dell'intero lavoro: le schitarrate aggressive abbondano, incastonate in una solida sezione ritmica e coronate dalla voce di Mike Bray che sembra fatta a posta per questo tipo di musica. Sullo stesso filone la successiva "Regretta", che apparentemente parla di una donna poco incline all'igiene personale, e "Bring Her Back Better".
È innegabile, senza sorpresa alcuna, l'influenza della band più famosa di Kyle Gass, i Tenacious D, che si sentono molto nei testi semi demenziali e in brani come "Bro Code" o "Uncle Jazz".
Gioiellino dell'album "Hell or High", un blues ruvido e "appesantito" dalle chitarre distorte e dal ritmo cadenzato, con un riff che resta impresso nella mente dell'ascoltatore e fa venire voglia di scapocciate e air guitar.

 


Nel resto dell'album le idee del calderone della Kyle Gass Band vengono sparse qua e là, andando dal jazz imbastardito di "Uncle Jazz" al semi-country di "Gypsy Scroll", ma come ci ha detto lo stesso Kyle Gass nella nostra intervista, questo album è un "rock burrito" in cui si inserisce un po' di tutto, senza fare troppe distinzioni.
In conclusione, ci si trova davanti a un disco ben confezionato, che si gusta senza troppe difficoltà ma che, c'è da dirlo, non è eccessivamente originale o vario, a lungo andare nell'ascolto.





1.Cakey
2.Regretta
3.Bro Code
4.Hell Or High
5.Bring Her Back Better
6.Bone
7.Uncle Jazz
8.Mike Bray (Don't Drink The Water)
9.Mama's Ma
10.Gypsy Scroll II:Toot Of The Valley
11.The Best We Could Do (In The Time Allotted)

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