The National
Trouble Will Find Me

2013, 4AD
Indie Rock

"Fun songs about death": i contrasti e i chiaroscuri di un'elegante poetica indie rock
Recensione di Riccardo Coppola - Pubblicata in data: 21/05/13

Stavano cominciando a mancarci, i The National. Erano infatti già trascorsi tre anni dalla sbornia di successo e dalla scalata alla Billboard compiuta grazie a "High Violet", disco che, dopo più d'un decennio di carriera, era riuscito finalmente a regalare al quintetto di quarantenni originari di Brooklyn una meritatissima visibilità. Di lì in poi una serie d'altri progetti e progettini, tra cui la realizzazione di colonne sonore (su tutte la perla "Exile Vilify" per "Portal 2"), l'avanzamento della carriera di produttore di Aaaron Dressner, l'impegno politico del già citato chitarrista e dei fratelli Devendorf in concerti per organizzazioni no-profit come HeadCount. "Trouble Will Find Me" giunge come sesto capitolo della discografia di una band ormai consapevole e matura come poche altre, pronta a regalare alla propria fedele fan-base un nuovo viaggio nel suo rock adulto, aggraziato, poetico.

 

Con la sua voce calda, intensa, profonda, Matt Berninger incarna ancora una volta la figura del cantore di vicende di vita d'ogni giorno, portando alla luce, con un lessico fiorito e ricco di metafore seppur sempre colloquiale, l'intimità di un animo saggio ma non per questo libero di incertezze e di contraddizioni. Nei testi, da sempre vero fiore all'occhiello della band, vivono storie accese dall'ossimorica compresenza dell'innamoramento e del disincanto, della gioia e dell'amarezza: "fun songs about death", come vengono definite dallo stesso vocalist. La levità e la dolcezza dei sentimenti si affiancano alla straziante paura della perdita, al tardivo avvedersi dei propri errori, a un vano desiderio d'espiazione ("I should live in salt, for leaving you behind"). Genuini tentativi di prendere coraggio, esteriorizzati nei deliziosi botta e risposta di "Don't Swallow The Cap", esorcizzano i demoni interiori di cui s'era appena presa coscienza ("It's become the crux of me, I wish that I could rise above it, but I stay down, with my demons"). Passionali, combattute dediche d'amore infiammano la mesta "Fireproof" ("You're fireproof, nothing breaks your heart, you're fireproof, it's just the way you are") o la sontuosa conclusione di "This Is The Last Time" ("Jenny I am in trouble, can't get these things out of me").

 

Senza che ci si avvicini all'energia di una "Mr November" o agli isterismi di una "Afraid Of Anyone", il tono del full length rimane sempre pacato, ricalcando piuttosto la fine compostezza di un'indimenticata hit come "Fake Empire". Il contorno strumentale prosegue in quel percorso intrapreso già col precedente lavoro in studio, con un sound che, grazie a una serie di abbellimenti e tocchi di pura classe, si fa sempre più prezioso e accattivante. Tra l'opener e la stupenda "Heavenfaced" prendono campo superbe orchestrazioni, un'intrigante chitarra ricopre insolitamente un ruolo da protagonista in "I Need My Girl", un particolare piano old-style guida la ballad "Pink Rabbits". Piccole nuove aggiunte che, per quanto non sostanziali, sviano l'attenzione dalle prime rughe che purtroppo fanno capolino altrove, in episodi nettamente al di sotto della media come "Humiliation", "Graceless", "Slipped". Tracce piatte, spente, la cui inclusione nella tracklist dilata fin troppo i tempi, causando un rifiatamento che smorza leggermente, nell'ascoltatore, un coinvolgimento emotivo altrimenti assoluto.

 

Con la garbata eleganza che da sempre li contraddistingue, i The National proseguono lungo la loro strada, riuscendo a non cedere alle lusinghe del radio-friendly ammiccando a bacini d'utenza più ampi, ma non affannandosi, allo stesso tempo, in esasperate ricerche di perfezionamento artistico. Una manciata di pezzi sottotono, che volendo essere un po' ingrati potremmo definire filler, impediscono a "Trouble Will Find Me" d'essere considerato un inattaccabile capolavoro, facendolo rimanere solamente un lavoro di difficilmente uguagliabile raffinatezza, l'ennesimo grande disco di una carriera stellare. Già, solamente.





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