Anathema
The Optimist

2017, Kscope
Alternative Rock

Gli Anathema in versione leggermente più dark regalano un altro mix di songwriting di alto livello con una fortissima componente emotiva.
Recensione di Mattia Schiavone - Pubblicata in data: 20/05/17

Il tema del viaggio è una costante della vita umana. A partire dall'alba dei tempi fino ai giorni nostri, ogni individuo porta a compimento diverse tappe nel corso della sua vita, attraversando ogni tipo di situazione e affrontando tutto lo spettro delle emozioni umane. Questo discorso può essere anche applicato alla carriera musicale di diverse band e, in particolar modo, non fanno certo eccezione gli Anathema. La band di Liverpool è infatti famosa per aver attraversato diverse fasi sonore e concettuali durante la propria vita artistica, lasciando ogni volta il segno e distinguendosi in ogni sfumatura composta e suonata. Fin dagli inizi doom metal, la band si è costantemente evoluta alleggerendo il proprio sound e inebriandolo di note piene di positività e sezioni orchestrali dopo la lunga pausa di sette anni che ha diviso "A Natural Disaster" da "We're Here Beacuse We're Here". Che l'interruzione abbia fatto bene alla band è ormai assodato: gli Anathema si trovano in un momento di forma e ispirazione eccezionale e negli ultimi anni sono stati in grado di sfornare lavori di altissimo livello, senza mai tradire le aspettative. Non fa eccezione il nuovo "The Optimist", con cui la band ha deciso di staccarsi dal rock atmosferico degli ultimi album, utilizzando un sound più dark e con qualche riferimento al passato.

 

Come detto nell'introduzione, tema principale e filo conduttore di tutte le tracce di "The Optimist" è il viaggio e tutte le sensazioni che questa condizione risveglia nell'animo umano (come raccontato anche da Daniel Cavanagh nella nostra intervista). Un viaggio che inizia dalla spiaggia della copertina di "A Fine Day To Exit" (il titolo della prima traccia corrisponde alle coordinate del luogo) e che, mentre si evolve in un'ampia gamma di sensazioni e sfumature sonore, sembra tanto un ritorno a casa. "The Optimist" rappresenta sì un'ulteriore evoluzione per gli Anathema, ma i richiami ai precedenti lavori sono comunque presenti ed è una piacevole sensazione di accostamento tra vecchio e nuovo a fare da padrona durante l'ascolto. I brani presentano una rinnovata intimità e in molte occasioni sembrano più delle riflessioni interiori che i canti liberatori ai quali ci aveva abituato "Weather Systems", pur mantenendone diversi elementi. Le ormai immancabili sezioni d'archi, seppur presenti in maniera più ridotta, accompagnano diversi pezzi, evidenziando alcune esplosioni di pura emozionalità. È questo il caso di "Endless Ways", con l'ennesima performance da applausi di Lee Douglas, o della conclusiva "Back To The Start", dove ad una prima parte più cupa si sostituisce un finale pieno di luce e colori. Altri elementi che percorrono instancabilmente tutto il lavoro, scolpendo ogni traccia, sono il pianoforte e l'elettronica, protagonista già di alcuni episodi di "Distant Satellites". A questo proposito, da segnalare è la clamorosa doppietta costituita dalla title-track, in cui Vincent Cavanagh e Lee Douglas intrecciano le loro voci, dipingendo un magnifico affresco sulla tela donata dal piano e dagli archi, e dalla sinuosa e ipnotica strumentale "San Francisco", in cui gli accordi di piano in delay si trasformano in una quieta tempesta di effetti elettronici. Sono più convenzionali "Ghosts", impreziosita dalla cantante, e le più sostenute "Leaving It Behind" e "Can't Let Go", mentre costituiscono un'ulteriore sorpresa le più cupe "Close You Eyes" e "Wildfires". La prima presenta l'apporto dei fiati, che donano un'atmosfera quasi jazz al pezzo, mentre la seconda si sviluppa sui freddi accordi di piano e sulle inquietanti voci dei fratelli Cavanagh, prima di una vigorosa sezione strumentale, con Daniel Cardoso protagonista dietro le pelli.

 

Sembra quasi ironico il fatto che un album dal titolo "The Optimist" sia il più dark e riflessivo degli ultimi anni, ma rimane il fatto che gli Anathema sono stati in grado di mettere la firma sull'ennesimo lavoro da ricordare. Il livello tecnico dei singoli musicisti si conferma sui soliti alti standard, sia per quanto riguarda il comparto vocale che quello prettamente strumentale. Quello che continua a sorprendere è la pregevole capacità della band di unire un songwriting di così alto livello a strutture e arrangiamenti mai banali, donando inoltre ad ogni brano una fortissima componente emotiva, in grado di raccontare e smuovere l'animo umano. Non importa quale sarà la prossima direzione che decideranno di intraprendere, quello che conta è il magnifico viaggio che gli Anathema hanno deciso di regalarci ancora una volta.





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