The Beatles
Help!

1965, Parlophone
Rock

Recensione di Costanza Colombo - Pubblicata in data: 06/08/15

"I needed the help, the song was about me." John Lennon
 

Immaginate che Ringo Starr abbia ereditato un anello magico e che dei brutti ceffi, a tratti brandendo una motosega, lo inseguano. Ebbene questo il sunto dello screenplay di ripiego del film "Help!". Non si hanno notizie sulle condizioni dello sceneggiatore ma è noto che le riprese venissero spesso interrotte a causa di una certa ridarella incontrollata che era solita affliggere i protagonisti. Corre voce fosse l'effetto collaterale dell'allora recente scoperta dell'erba da parte dei Fab 4. Felice coincidenza che si sia trattato di un periodo di fertilissimo song-writing? Chissà.

 

Considerate le premesse, c'è poco da stupirsi che sia stata la colonna sonora, e non il film, ad entrare nella storia. A sottolineare il collegamento tra pellicola e vinile, la foto in copertina in cui i Beatles vestono i costumi di scena mentre tentano invano di chiedere aiuto con l'alfabeto semaforico. L'estetica costrinse infatti gli addetti ai lavori a rinunciare a far posizionare i quattro, come da copione, per scrivere "HELP" e a improvvisare invece un meno inerente "NUJV".

 

Smezzata tra un primo lato dedicato alle 7 canzoni associate alle riprese e un secondo per altrettante tracce meritevoli, la tracklist si apre con la titletrack e si chiude con una delle rarissime cover incluse nei (capo)lavori dei liverpudlians, ovvero 'Dizzy Miss Lizzy', a detta dello stesso Paul McCartney la loro miglior registrazione. Entrando brevemente nel merito dell'argomento, è proprio per gli apparentemente innocui 2:20 minuti di 'Help!' (brano) che i Beatles si scontrarono con l'insufficienza del registratore a 4 tracce usato a partire dal 1964. L'inconveniente venne superato grazie all'impiego di un secondo registratore e alla tecnica dell'overdubbing poi ampiamente sfruttata per il successivo "Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band".



Dopo aver debitamente omaggiato la chitarra acustica e il tamburino della imprescindibile 'You've Got to Hide Your Love Away', che tradisce il periodo Bob Dylan di John Lennon, una possibile scrematura della tracklist è quella tra i successi universalmente noti e le tracce che qualcuno ha definito fillers. Come replicato da McCartney nel '94, a difesa di 'Another Girl', nessuna delle canzoni in questione può essere declassata a semplice riempitivo. Questo perché ogni singolo pezzo, prima di venire pubblicato, doveva comunque superare il "Beatles test", ovvero: "We all had to like it". Difficile in effetti contraddirlo, soprattutto considerando che è il padre di 'Yesterday' cioè la canzone più coverizzata di tutti i tempi e il co-autore dell'inimitabile 'Ticket To Ride', indicata perfino da Lennon come antesignana dell'heavy metal grazie all'innovativo approccio alla batteria di Starr (suggerito però da McCartney). Di quest'ultima merita citare il cambio di melodia sul finale che quasi abbozza l'innesto di una traccia secondaria nello sfumare della primaria, qualcosa di decisamente radicale per l'epoca.

 

Se la successiva 'Act Naturally', in cui Starr ricorda di essere il protagonista almeno della pellicola, non può certo venir annoverata tra le canzoni che hanno fatto la storia, invece 'It's Only Love', odiatissima da Lennon, non può lasciare totalmente indifferenti. Ed è questo uno dei grandi talenti dei The Beatles: riuscire a prendere "a standard love story" e confezionarla in una traccia orecchiabile e catchy, perfino quando sono loro i primi a non prendersi sul serio. Ennesima dimostrazione di ciò è la coinvolgente vivacità di 'You Like Me Too Much', ad opera di George Harrison, la cantilenante allegria di 'Tell Me What You See', da alcuni etichettata come la canzone più debole del disco, e la superba filastrocca country realizzata da 'I've Just Seen A Face'.

 

Fillers o non fillers, la mezzora abbondante di 'Help!' fila via liscia con la straordinaria leggerezza tipica dei primi lavori della band. E se, a furia di cantar d'amore, l'inciampare nella squisita malinconia di 'Yesterday' cambia totalmente registro al secondo lato, l'irrefrenabile istinto di metterla in loop non comprometterà comunque l'ascolto di uno dei capitoli necessari a consacrare i Fab 4 nell'olimpo della musica. 





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