The Beatles
Abbey Road

1969, Apple
Rock

Recensione di Costanza Colombo - Pubblicata in data: 04/03/16

"Fu un disco molto felice. Immagino lo sia stato perché tutti pensavano che sarebbe stato l'ultimo." - George Martin

Una ventina di giorni dopo i primi passi sulla Luna, i The Beatles attraversarono una strada e fecero altrettanta storia. Peccato che la loro, di storia, fosse ormai all'epilogo.

 

"Abbey Road" tutto fu infatti che un pacifico canto del cigno. Tensioni, litigi e problematiche finanziarie erano ormai all'ordine del giorno. Testimonianza di ciò sono, non soltanto alcuni dei testi dello stesso, ma anche numerose memorie e dichiarazioni degli addetti ai lavori. Primo su tutti George Martin, richiamato da Paul McCartney nella fondata speranza che lo storico produttore, colui che, proprio in quegli stessi studios, aveva fatto loro un'audizione, fosse in grado di restituire unicità alla cacofonia di voci e stili che aveva avuto la meglio nella creazione del precedente "Let It Be".

 

Martin accettò soltanto alla condizione che i quattro fossero disposti a cooperare con lui. Ma la fertile armonia della gestazione di "Sgt. Pepper's Lonenly Hearts Club Band" era orami perduta. Basti pensare che era desiderio di Lennon che le canzoni di cui era autore stessero sul lato opposto del disco rispetto a quelle di McCartney. Fortunatamente, trattandosi dei The Beatles, non appena si sente vibrare il celebre basso di 'Come Together', gli screzi feat. Yoko Ono passano onestamente in cavalleria.

 

Molto del successo di "Abbey Road" è merito di Harrison. Non soltanto la dolcezza di 'Something' (prima A-side di suo pugno) che, con la grazia dei suoi archi, è il brano dei Fab Four più coverizzato dopo 'Yesterday', o l'adorabile spensieratezza della sincopata 'Here Comes The Sun', i cui accordi nacquero su una delle chitarre di Eric Clapton, bensì l'aver acquistato il primo sintetizzatore Moog a varcare la soglia degli studios londinesi.

 

Ennesimo e ricercato slancio all'innovazione figlio dei The Beatles, la colossale massa di cavi arrivò con due tastiere ma con nessun manuale d'istruzioni. Harrison stesso definì buoni ma ancora elementari i suoni sulla numero 7, di certo la più amata delle quattro tracce frutto della sperimentazione al Moog ('Here Comes The Sun', 'Maxwell's Silver Hammer', 'I Want You (She's So Heavy)' e 'Because').


"Abbey Road" fu anche l'ultimo tentativo di McCartney di tenere insieme la band che ancora gli forniva il pretesto di esercitare il suo ormai tentennante ruolo di leader. Diversamente da Lennon e Harrison, stanchi degli artifici pop, più inclini al rock e ai rispettivi progetti solisti, per McCartney i The Beatles avevano ancora una forte valenza, sia creativa che economica. Proprio a lui si deve, oltre al fondamentale contributo alla opener, 'Something' e 'I Want You (She's So Heavy)', il medley che segue la 'Because' che Lennon compose ispirandosi alla sonata 'Il Chiaro di Luna' Ludwig van Beethoven.

 

Definita "spazzatura" e "sorta di pop opera" da John, la lunga suite che completa il lato B del disco è invece lo straordinario risultato di uno dei trucchi migliori di Paul, ovvero quello di cucire insieme due canzoni irrisolte alcune rimaste inconcluse da 'Let it Be' (registrato in precedenza ma pubblicato soltanto nel '70). Coinvolgente e dinamico, con l'eccezione dell'onirica 'Sun King' e delle più vivaci 'Mean Mr. Mustard' e 'Polythene Pam', il medley trascina a valle in una corrente venata di nostalgia tra echi di notti liverpuldiane, bravate di groupies e confessioni autobiografiche.

 

A siglare una delle più poliedriche tracklist (e carriere), una sfilata di solo di ciascuno (incluso quello del più riluttante Ringo Starr) e la più semplice delle equazioni umane: "And in the end the love you take / Is equal to the love you make". Uscita stranamente filosofica per McCartney, probabilmente l'unica su cui trovò sinceramente d'accordo Lennon il quale in merito dichiarò: "un verso insolitamente cosmico, prova che se Paul vuole riesce a pensare".


Ultima e imperdibile visione su quel che restava del genio che erano i The Beatles.





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