TesseracT
Altered State

2013, Century Media
Prog Metal

Recensione di Riccardo Coppola - Pubblicata in data: 17/05/13

Pochi trend nei tempi recenti hanno avuto una diffusione tanto rapida quanto il cosiddetto djent: in pochi anni si è assistito a un brulichio di nipotini buoni dei Meshuggah, un esercito deciso a conquistarsi la prima fila della scena progressive metal a forza di raffiche di palm-muting, con gli animi sospinti dall'esuberanza del metalcore. Annoverati tra i padri fondatori del movimento grazie all'acclamato esordio "One", i TesseracT ritornano in campo dopo due anni e qualche cambio al microfono, con il compito di portare una ventata di freschezza in una scena i cui tratti distintivi, con una fulmineità senza precedenti, hanno già cominciato a sapere di stantio.

 
Nella forma, "Altered State" segue la scia del suo predecessore, spezzettando un'unica, lunghissima suite in dieci tracce, suddivise in quattro atti dai criptici titoli a tema metascientifico. Anche le basi del sound restano d'un certo cerebralismo, fatte come sono di riff oscillanti avviluppati in asimmetrie tipicamente math e inclini a improvvise accelerazioni, su costruzioni ritmiche di grande sostanza che da serrate possono però fermarsi di colpo, spegnendosi in rarefatte aperture di synth. Ciò che colpisce è lo spirito fortemente democratico tenuto dal gruppo in fase di composizione, con nessun membro (e ne avrebbero anche ben donde, viste le solidissime basi tecniche di cui dispongono) che si indirizzi verso la mera esibizione tecnica: ogni singola nota è funzionale alla costruzione di un insieme monolitico ma al tempo stesso dotato d'un suo aggraziato equilibrio. Gli unici guizzi solistici vengono da un'inaspettato sax piazzato a impreziosire gli atti finali, dominando la perla jazz "Calabi-Yau" e regalando una chiusura in raffinatezza alla finale "Embers". Per venire incontro al nuovo, giovanissimo vocalist Ashe O'Hara i TesseracT adattano infine qualcosa della propria formula, sfoggiando in diversi frangenti una veste squisitamente melodica. Atmosfere malinconiche sostengono e avvolgono un cantato che non si fa mai trascinare nella violenza degli scream, mantenendo un timbro sempre cristallino, quasi efebico, le cui qualità si fanno apprezzare in particolare negli emozionanti vocalizzi nella coda di "Resist" o nei ritornelli di "Nocturne", quest'ultima probabilmente l'unica traccia immediatamente accessibile dell'intero lavoro.

 
L'unico neo dell'album è individuabile, infatti, proprio in un'immediatezza piuttosto scarsa, che unita ad una certa omogeneità costringe a ripetuti, approfonditi ascolti per potere cogliere le sfumature che rendono unico ogni pezzo. In ogni caso (e ci scusiamo per la metafora troppo miseramente bidimensionale in confronto alle quattro dimensioni della figura geometrica da cui la band prende il nome) con questo loro sophomore i TesseracT sono andati davvero vicini a trovare la personale quadratura del cerchio: perfettibile ma comunque validissimo, "Altered State" permette ai britannici di imporsi sempre più come assoluto punto di riferimento per la massa che loro stessi hanno contribuito a creare. Una massa a cui, ancora una volta, non resterà che prendere esempio.





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