Soundgarden
Screaming Life/Fopp (2013 Reissue)

2013, Sub Pop
Grunge

Dagli archivi Sub Pop un regalo di natale per i grunger più inossidabili
Recensione di Riccardo Coppola - Pubblicata in data: 07/12/13

È un florido periodo quello che stanno vivendo nel 2013 i Soundgarden, a cavallo tra un decisamente godibile "King Animal" e fumosi progetti di ritorni in studio (traspare, tra le solite tonnellate di "forse" e "vedremo", l'intenzione di dar vita a un settimo studio album): di questa sorta di seconda giovinezza approfitta l'etichetta che della band fu incubatrice, la Sub Pop, la quale pescando dal suo catalogo tira fuori la release ad effetto per provare a riscaldare, come solo la calda flanella sa fare, il Natale dei più inossidabili grunger.

 

Esce così, su dischetto e su vinile iper-limitato (già sold out al momento della scrittura della review) la ristampa rimasterizzata di "Screaming Life/Fopp". Ristampa, perché i due EP erano già finiti insieme sugli scaffali nel 1990, un anno dopo quel "Louder Than Love" che portò i primi riflettori sul combo guidato dall'ancora imberbe Chris Cornell, e un anno prima di "Badmotorfinger", primo dei capolavori che consacrarono i Knights Of The Soundtable tra le leggende del rock di fine millennio. Rimasterizzata, perché alla voce mixing ricompare il nome di Jack Endino, autore di un mastering che suona più pulito e meno impastato, per quanto resti una svecchiata comunque superficiale di canzoni nate per essere stridenti, rumorose e grezze.

 

In fin dei conti, però, di tutte e undici le tracce della release, soltanto alcune delle sei di "Screaming Life" costituiscono significative (se non indispensabili) aggiunte a una già nutritissima discografia: il malato incedere della cavernosa "Hunted Down" attorno al proverbiale sound barcollante e limaccioso delle sei corde di Kim Thayl, gli incredibili salti di ottava di Cornell tra gli aguzzi strilli e i sinistri ululati del cavernoso doom di "Nothing To Say", l'esaltante drum-beat della cavalcata "Entering". Ma se già "Tears To Forget" e "Little Joe" si sviluppano come informi accompagnamenti di uno screaming monocorde e difficilmente digeribile (qualche segno di vita soltanto sulla seconda, offerto dalle chitarre e dal penetrante basso di Hiro Yamamoto) le cose vanno ancora peggio quando si raggiunge il versante "FOPP", ammasso di assortita paccottiglia già ai tempi della sua pubblicazione: tra una cover trascurabile - la title track - del funk degli Ohio Players e un'altra, già più interessante, del classico dei Green River "Swallow My Pride", di materiale originale rimane soltanto l'allegrotto arena-rock di "Kingdom Of Come", mediamente coinvolgente ma tutt'altro che trascendentale.

 

Tra le mani, dunque, abbiamo un'uscita che avrà valore nostalgico/archeologico soltanto per i più inguaribili collezionisti (anche se la sola aggiunta di "Sub Pop Rock City", pescata dalla compilation del 1988 "Sub Pop 200", potrebbe non bastare a spingere all'acquisto chi s'era già procurato il doppio EP in tempi non sospetti); per chi volesse avvicinarsi soltanto adesso al più oscuro versante del Seattle Sound, invece, "Screaming Life/FOPP" potrebbe essere fuorviante ancor più dell'LP d'esordio "Ultramega OK", essendo sostanzialmente privo della profondità e della malsana poeticità delle immortali uscite degli anni Novanta.





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