Soulfly
Savages

2013, Nuclear Blast
Thrash

Recensione di Stefano Risso - Pubblicata in data: 30/09/13

Avevamo lasciato il buon Max Cavalera, versione Soulfly, in ottima forma, rinvigorito da un album come “Enslaved”, in grado di dare un tocco di freschezza a un sound che ormai anche i sassi conosceranno a memoria, forte inoltre del supporto di una rinnovata line-up che ben esaltava i classici stilemi cavaleriani, su tutti il bravissimo batterista David Kinkade “tecnico ma non troppo”.

Squadra che vince non si cambia? Ma nemmeno per sogno! L’ennesimo avvicendamento all’interno della formazione vede il cambio da Kinkade al figlio di Max, Zyon, alla batteria, passando in un colpo solo dal migliore (a nostro giudizio) batterista della storia della band, a quello che probabilmente si aggiudica la palma del… meno bravo, diciamo così. Certo i brutti risultati di questo “Savages”, nono album in carriera, non sono attribuibili unicamente al figliolo di Max, ma è come ricevere l’ulteriore mazzata dopo una giornata storta.

Piattissimo il drumming del giovane Zyon, piattissimi i brani presentati a questa tornata, un preoccupante passo indietro da quella furia selvaggia di “Enslaved”, il debutto con la Nuclear Blast è da rivedere interamente dalla base. Partendo dalla copertina, tra le più brutte viste ultimamente, alla scrittura dei brani, tutto è decisamente sottono. Canzoni che non si distaccano di un millimetro dal trademark Soulfly (e fin qui niente di storto) appaiono prive di vigore, di groove, di soluzioni trascinanti da far dimenticare di avere tra le mani la solita “cavalerata”. Una piattezza generale che sembra aver abbracciato tutta la band, Max in primis (riffing davvero banale e stra-abusato il suo) e soprattutto il bravo Marc Rizzo, i cui assoli non trovano grande spazio e quei pochi momenti di gloria non sono proprio memorabili.

Qualche colpo d’ala c’è, ma davvero troppo poco per coprire i tanti difetti di questo disco, speriamo solo una giornata storta appunto, ma se tra gli ospiti troviamo anche l’altro figlio di Max, Igor Jr., al microfono in “Bloodshed” (nulla di trascendentale e siamo gentili), significa che il buon Max dovrebbe davvero ripensare al proprio futuro in modo serio. Non lo farà, noi ci comporteremo di conseguenza.



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