Sonata Arctica
Pariah's Child

2014, Nuclear Blast
Power Metal

Un ritorno tra luci e qualche ombra, ma pur sempre gradito...
Recensione di Andrea Mariano - Pubblicata in data: 29/03/14

Dopo lo sviluppo musicale che li ha visti protagonisti di un certo allontanamento dal power metal puro e canonico delle origini (senza per questo rinnegarlo) in favore di strutture più vicine a soluzioni più pompose ed articolate vestite di chitarre e muri sonori prorompenti, già col precedente “Stones Grow Her Name” i Sonata Arctica avevano strizzato l’occhio (e l’orecchio) al proprio passato, tornando a strutture meno ampollose e più dirette. Ora, a due anni di distanza, i Nostri continuano su questa strada e cercano di coniugare al meglio passato e presente in questo “Pariah's Child”.

Parliamoci chiaro sin dall’inizio: nei tempi recenti la band di Tony Kakko non è stata la prima a tentare la carta effetto nostalgia (vedasi di recente i Lacuna Coil), né con tutta probabilità sarà l'ultima. Sarà stata una mossa azzardata, oppure può esser considerato un buon compromesso per conciliare vecchia guardia e fan più recenti?

Senza dubbio, il ritorno di tematiche tanto care alla band che nell’ultimo album “Stones Grow Her Name” risultavano sorprendentemente assenti è uno degli aspetti che maggiormente farà felici anche i fan di vecchia data, in particolare la figura del lupo, tanto cara al cantante finlandese, metafora della paura intesa non tanto come emozione paralizzante, ma anzi come input per l’uomo a compiere azioni che possano portarlo a superare i propri limiti e ad affrontare il proprio percorso vitale. È di conseguenza bello notare anche un artwork che rievoca con una certa forza e al contempo con una certa naturalezza i lavori iniziali della band, rimarcando sin dall’aspetto meramente visivo l’esigenza e la volontà di un riavvicinamento alle proprie origini. In tal senso “Cloud Factory” e “Blood” sono due tra gli episodi maggiormente potrebbero stuzzicare l’orecchio del vecchio fan della band, così come in buona parte “Running Lights”, ed in generale si è tornati ad un sound che unisce bene presente e passato, sfornando due brani davvero impressionanti come “What Did You Do In War, Dad” e la conclusiva “Larger Than Life”, nove minuti di quel che può esser una sorta di suite capace di mantenere alto l’interesse dell’ascoltatore dal primo all’ultimo secondo. Divertente infine “X Marks The Spot”, brano nato per essere sostanzialmente uno sfogo ilare e che riesce perfettamente nel suo intento.

Come si è visto, senza fare troppi panegirici, i Nostri scandinavi preferiti tentano di dare un colpo al cerchio ed uno alla botte, ma non sempre centrano il bersaglio: L'opener “The Wolves Die Young” è il classico singolone alla Sonata Arctica, catchy quanto basta per stuzzicare l'orecchio di un pubblico radiofonico, ma nulla più, mentre la già citata “Running Lights” potrebbe essere uno dei pezzi più belli del lotto, ma ha un bridge la cui linea vocale in particolare è davvero incastonata male rispetto al resto, tanto da risultare un po’ fastidiosa. Buoni presupposti rovinati da troppo strafare, orbene? No, perché alla fin fine questi sono null’altro che piccoli passi falsi, non rovinose discese nel baratro dell’indecenza: ad una ridondante “Take One Breath” fa da contraltare la robusta ossatura hard rock di “Half A Marathon Man”; “Love”, immancabile ballad sempre in bilico tra dolce e melenso, è a metà strada tra “Letter To Dana” e “Mary Lou”, e seppur non brilli come gli illustri predecessori troverà di certo posto tra i diari ed i cuori delle fan della band.

“Pariah’s Child” non è esattamente un passo falso commesso dai Sonata Arctica, semmai uno scatto mancato verso un nuovo step decisivo nella carriera della band come invece poteva essere il precedente “Stones Grow Her Name”. È comunque un album che i fan apprezzeranno appieno, e lascerà piacevoli minuti d’ascolto a chi non era troppo convinto di Tony Kakko e soci degli ultimi anni, ma non allargherà troppo il comunque soddisfacente bacino d’utenza già esistente.



01. The Wolves Die Young
02. Running Lights
03. Take One Breath
04. Cloud Factory
05. Blood
06. What Did You Do In The War, Dad?
07. Half A Marathon man
08. X Marks The Spot
09. Love
10. Larger Than Life

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