Sirenia
Perils Of The Deep Blue

2013, Nuclear Blast
Gothic

Recensione di Chiara Frizza - Pubblicata in data: 27/06/13

Sesto album in studio per i Sirenia di Morten Veland, che a due anni di distanza dall’ultimo “The Enigma Of Life tornano sotto le luci della ribalta con un nuovo lavoro, questo “Perils Of The Deep Blue” ormai prossimo alla pubblicazione; ad aprire le danze il Regno Unito, che vedrà la release il 1 Giugno,  poi il Nord America il 9 mentre il resto dell’Europa – Italia compresa – dovrà attendere fino al 28 Giugno.

 

Anticipato da due singoli (“Seven Widows Weep” e “Ditt Endelikt”) e da altrettanti studio trailer, pubblicati tramite la pagina Facebook della band e YouTube, il disco è stato interamente prodotto dallo stesso Morten, che si è occupato personalmente delle fasi di lavorazione - escluso il mastering, affidato a Endre Kirkesola dei norvegesi Dub Studios. Un processo lungo, durato quasi due anni e cominciato addirittura prima della stesura dell’album che lo ha preceduto e di cui lo stesso Morten è del tutto entusiasta, anche a fronte del tempo impiegato per la sua realizzazione. Purtroppo, è difficile condividere lo stesso entusiasmo del compositore: se è leggermente insolito il fatto che questo album sia stato concepito prima di “The Enigma Of Life”, non è invece tanto strano il fatto che, casualità o meno, “Perils Of The Deep Blue” sembri avere le stesse note dolenti del suo predecessore. Note dolenti che fanno la loro comparsa sin dalle prime battute. “Seven Widows Weep”, il primo singolo estratto dal full-length, è una trafila di orchestrazioni in cui la voce di Ailyn quasi scompare, oscurata dal suono bombastico dell’intero brano e intermezzi strumentali poco adatti ad un singolo, come d’altra parte la sua durata (6:32, decisamente troppi per un brano scelto per questo scopo).

 

Spesso il singolo non è che una presentazione di una piccola parte di quanto contenuto nell’album, e invece per questo lavoro è il caso di dire che sentita una, sentite tutte. Linee vocali piuttosto piatte, orchestrazioni pompose e diffuse a largo raggio per tutto il full-length, growl dosato col contagocce, elementi electro-industrial (“Decadence”, “Profound Scars”) che appaiono piuttosto fuori posto in un album di questo genere. La voce di Ailyn sembrerebbe aver tratto giovamento dalla sua partecipazione ad un coro norvegese durante lo scorso anno, ma non basta a risollevare un album che, nel complesso, non aggiunge nulla di nuovo alla produzione dei Sirenia. Non è tutto completamente da buttare: “Darkling”, ad esempio, è piuttosto godibile, grazie anche ai riff di chitarra potenti e orecchiabili, e la mini-suite “Stille Kom Døden”, paradossalmente, con i suoi dodici minuti di durata e la varietà sonora che la contraddistingue scorre più fluida di gran parte degli altri brani dell’album, lunghi anche meno della metà. Più di una canzone, tuttavia, è inaugurata da una intro potenzialmente interessante che si perde in linee melodiche piuttosto banali, quasi prevedibili (“Ditt Endelikt”, “Cold Caress”, “Profound Scars”), facendo pian piano scemare l’interesse dell’ascoltatore.

 

“Perils Of The Blue Sea”, insomma, dà l’impressione di essere un album poco ispirato, o sul quale forse si è lavorato troppo a lungo; si sa, a volte eccedere nelle rifiniture e nella lavorazione è deleterio tanto quanto curarsene poco. Non brilla per originalità, anzi come già detto non solo non aggiunge nulla alla discografia dei Sirenia, ma non aggiunge granchè nemmeno al genere in sé, un genere che il quartetto norvegese ha contribuito a sviluppare… ma quei tempi sembrano ormai lontani, se non irraggiungibili.



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