Shiraz Lane
Carnival Days

2018, Frontiers Music
Hard Rock

Recensione di Marilena Ferranti - Pubblicata in data: 03/03/18

Arriva come una bordata questo "Carnival Days" novità dei giovanissimi Shiraz Lane, finlandesi al secondo album dopo "For Crying Out Loud" del 2016. La fortuna di avere come produttore un certo Svedese che risponde al nome di Per Aldeheim (Def Leppard, Soilwork, Lambretta) ha contribuito a rendere le cose molto interessanti, fin dalla release del primo singolo "Harder To Breathe" ai primi di ottobre con tanto di videoclip; la band ha poi preso il largo come supporto ai ben rodati Brother Firetribe nel loro tour Europeo. Chi ha avuto il piacere di ascoltarli live lo scorso anno avrà senza dubbio trovato non poche somiglianze con gli Skid Row, e se siete già fans di Crazy Lixx e Santa Cruz, accettate un consiglio e alzate il volume perché nel secondo album c'è molto, molto di più.

Hannes Kett ha una voce versatile, potente e aspra, e la qualità della band è indiscutibile fin dalle primissime note dell'opener e title track, pezzo che propone un mood swing/jazz interessante e non banale, una presa di posizione che spiazza e stupisce piacevolmente, interpretato con una nota sexy che denota una grande maturità espressiva. Il ritornello è meno originale ma assolutamente orecchiabile e coinvolgente, davvero interessante. Non è così frequente che dei musicisti tanto giovani esplorino queste complessità sonore con l'aggiunta di parti di sax. "The Crown" suona poi come una virata stilistica rispetto al primo pezzo, tornando all'hard rock che fa parte del loro DNA, e di nuovo rispunta l'assonanza con lo stile Skid Row nelle linee vocali e nei cori. Degne di nota le dinamiche mai scontate, molto apprezzabile la classe di Jani Laine, giovane promessa alla chitarra, non è difficile credere che sentiremo ancora parlare di lui. Ed eccoci al primo estratto, "Harder to Breathe", in cui spiccano le armonizzazioni delle due chitarre creando un effetto alla Iron Maiden. "Tidal Wave" ha un nonsochè di Lady Gaga, forse meno straordinario di altri brani, ma non meno potente, mentre assolutamente interessante è "People Like Us", con un piano che si inserisce in modo del tutto inaspettato su una track che sprizza groove da tutti i passaggi, davvero di classe, di nuovo il lavoro egregio di Laine sul solo di chitarra. Se vi eravate gasati per bene riprendete fiato con "Gotta Be Real", dove ricompare l'eleganza del sax, e l'euforia si fa da parte per far emergere una vena romantica inaspettata, peccato per l'estrema semplicità delle lyrics, ma hey, c'è chi ci ha costruito un'intera carriera negli anni '80! Ed ecco un'altra virata improvvisa, un po' alla Coldplay, ma con molto più stile, sebbene questo pezzo non rientri nelle migliori tracks dell'album. Curioso sentire come la voce di Hannes Kett ricordi tanto quella di un giovanissimo Sebastian Bach sulle parti più hard rock e si spogli invece di ogni fronzolo sulle quelle più melodiche e romantiche rivelandone la sua giovane età. "War of Mine" rialza il tiro, e di nuovo ecco gli Shiraz più incazzati e riottosi, il ruolo che meglio gli si addice; più volume, vi conviene.

Gli ultimi tre brani sono anche i più lunghi del disco, e il gran finale ha una bellissima apertura in stile orientaleggiante sull'intro di "Shot of Life" che, con un riff esagerato e un incedere galoppante a incitare l'headbanging, si guadagna di diritto il titolo di uno dei pezzi migliori dell'album. Poteva mancare il "momento-ballad"? Eccovi servita "Hope", 5 minuti abbondanti da accendini levati al cielo (forse per i più giovani dovremmo parlare di torcia del cellulare....): un inno alla speranza e all'unione, bellissimo messaggio e un'intensità interpretativa notevole. "Reincarnation" chiude l'album in maniera solenne, il brano più vario e sperimentale della tracklist, con un'atmosfera intensa e struggente anche nelle lyrics che ancora una volta esprimono un messaggio positivo "the beauty of life, the beauty of goodbye" ma anche rabbia e coraggio. Tanta bellezza in questo disco che segna prepotentemente il passaggio alla maturità per una band che siamo certi avrà tantissimo da dare se continuerà su questa strada, offrendo varietà, originalità compositiva e carattere, ad ora la miglior nuova proposta del 2018 per Frontiers.

 





01. Carnival Days

02. The Crown

03. Harder To Breathe

04. Tidal Wave

05. Gotta Be Real

06. People Like Us

07. Shangri-La

08. War Of Mine

09. Shot Of Life

10. Hope

11. Reincarnation

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