Saxon
Sacrifice

2013, UDR Music
Heavy Metal

Recensione di Luca Ciuti - Pubblicata in data: 25/02/13

"Can't stop now, just feel the rush
Just give me more, can't get enough
Bad boys like to rock 'n' roll"


Così cantavano i Saxon all’epoca del controverso “Crusader”; trent'anni dopo le cose non sembrano cambiate poi tanto, a giudicare dalla fretta con lui la band si appresta a rilasciare il ventesimo capitolo della sua discografia con il titolo di “Sacrifice”. Due DVD pubblicati in meno di un anno, preceduti nel 2011 dal discreto “Call To Arms” cui ha fatto seguito il consueto giro di giostra nei festival di mezza Europa: lo stakanovismo degno di una band emergente che ha contraddistinto gli ultimi due anni lasciava presagire un attimo di respiro e invece, contro ogni pronostico, ecco un nuovo capitolo ad allungare la saga della band britannica. Obblighi contrattuali? Consapevolezza di avere ottimo materiale in mano?

Qualunque motivazione abbia spinto la band a pubblicare “Sacrifice”, il risultato finale è solo un lontano parente dei tanti capitoli eccellenti che la band ha sfornato, inclusi i più recenti. “Sacrifice” vede confermata quella legge non scritta per cui i cattivi presagi si intravedono già da un titolo che suona svogliato e approssimativo, oltre che ispirato ai soliti cliché. A pensare male ci si indovina spesso ed è sufficiente ascoltare la titletrack in apertura per vedere materializzarsi lo stereotipo, musicale e letterario, del modello Denim & Leather. Per uno come Byff Byford, ex minatore capace comunque di raccontare storie interessanti, cadere nella tentazione di citare se stessi è imperdonabile, farlo poi in maniera grossolana come su “Stand Up And Fight” diventa un vero e proprio harakiri. La totale assenza di ballads e brani epici è un mero dato statistico, e non bastano un po’ di chitarre acustiche inserite ad arte in qua e là a risollevare le sorti di un disco superficiale e nel complesso evitabile. Detto questo, massimo rispetto verso chi continua a dare molto in termini di emozioni on stage, come dimostra il successo continuo che la band riscuote in sede live. Non tutto comunque è da buttare: il rombo di “Warriors Of The Road” è identico a quello di “Motorcycle Man”, “Made In Belfast” è un pittoresco spaccato di working class mentre “Guardians Of The Tomb” rappresenta l’ennesimo anthem, fatto sì con la carta carbone, ma di indubbia efficacia. Peccato perché la band negli anni ha dimostrato di sapersi rendere attuale senza rincorrere troppo le tendenze del momento. Nessun chiede a Byff e soci di convertirsi all’avantgarde, ma neppure di pubblicare un disco in cui presumibilmente crede poco anche la band, e che verrà relegato in sede live a un paio di brani.

Insomma, il traguardo del ventesimo album meritava di essere celebrato in ben’altro modo e poi diciamo la verità: qualcuno avrebbe forse negato ai Saxon qualche comparsata ai festival estivi in assenza di questo “Sacrifice”? Chiaro che no, e non è certo nostra intenzione fare le scarpe a delle leggende viventi quai sono i Saxon, cui possiamo perdonare tutto, incluso il bonus CD con cinque brani pescati random e riarrangiati quasi tutti in modo imbarazzante, per cui un sei di stima e giù il cappello.




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