Rise Against
The Black Market

2014, DGC Records/Interscope
Hardcore/Punk

Il Punk dei cani sciolti raggiunge un epico livello di armonia e metallica abrasione.
Recensione di Francesco De Sandre - Pubblicata in data: 14/07/14

C'era una volta "Appeal To Reason", con "Collapse", "The Dirt Whispered", "Kotov Syndrome", "Entertainment", "Hero of War", "Savior" e "Hairline Fracture": una serie di pezzi coscienti e sfacciati, pezzi al tritolo disseminati in giro per il mondo e poi cresciuti, alimentati dal proliferare dei seguaci di una band mai sopra le righe ma sempre incandescente. Una band che torna in auge più compatta che mai, amplificando un concetto abbracciato da tempo, che si sviluppa e concretizza nel sommerso del quotidiano, nell'invisibile della morale, e lentamente emerge da quella vecchia, indimenticata "Hairline Fracture", l'amara voragine della commiserazione e della falsità.

 

"Nothing matters but the pain when you're alone
Never-ending nights when you're awake
When you're praying that tomorrow it's okay"

 

Sette dischi di studio in quindici anni, una media da battaglia per la formazione di Chicago che ha conosciuto la fama relativamente tardi, proprio con "Appeal To Reason" nel 2009. Ora "The Black Market" suona già come l'album della definitiva consacrazione. Perché Tim McIlrath e soci non si limitano ad urlare la loro rabbia, a raccontare storie drammatiche e a descrivere non-luoghi catastrofici, ma regalano a chi ascolta una visione ancora positiva di questa terra, una possibilità generata dalla cooperazione e dal risveglio della fiducia reciproca.

 

"There will be a time to crack another smile
Maybe not today or for a while
But we're holding on to laugh again some day"

 

Il Punk dei cani sciolti raggiunge un epico livello di armonia e metallica abrasione. Il settimo dei Rise Against è più oscuro che luminoso, come da prassi, ma è in questa semplice dicotomia l'essenza della loro musica: nel terrore e nel rimpianto dei testi si aprono voragini vulcaniche di primordiale salvezza e tranquillità. Il messaggio che aleggia sottovoce sui personaggi del Black Market è inequivocabile: la tragedia è in atto ma c'è ancora tempo per ricostruire una rete di valori salda e armoniosa. Intanto, fuori dal Black Market, la granata è stata sganciata.

 

"All that matters is the time we had
Doesn't matter how it all went bad
Never wonder what it might be like
Shut the door, say goodbye"





01. The Great Die-Off
02. I Don't Want To Be Here Anymore
03. Tragedy+Time
04. The Black Market
05. The Eco-Terrorist In Me
06. Sudden Life
07. A Beautiful Indifference
08. Methadone
09. Zero Visibility
10. Awake Too Long
11. People Live Here
12. Bridges

Speciale
L'angolo oscuro #22

Speciale
FM - Tough It Out Live

Speciale
The End Machine - Phase2

Recensione
Primal Fear - I Will Be Gone [EP]

Recensione
Nad Sylvan - Spiritus Mundi

Intervista
Stranger Vision: Ivan Adami, Riccardo Toni