Rhapsody Of Fire
Dark Wings Of Steel

2013, AFM Records
Power Metal

Recensione di Stefano Torretta - Pubblicata in data: 23/11/13

Ci sono voluti ben due anni dalla scissione interna dei componenti dei Rhapsody Of Fire (da una parte Turilli, Leurquin e Guers a formare i Luca Turilli’s Rhapsody; dall’altra Staropoli, Lione, Hess e Holzwarth a continuare con i Rhapsody Of Fire) prima di poter ascoltare il decimo album della band, nonché il primo del nuovo corso. In questo lungo arco di tempo i Rhapsody sono rimasti tutt’altro che inattivi, innanzitutto rimpolpando le proprie fila attraverso il reclutamento di Oliver Holzwarth (nuovo bassista, nonché fratello di Alex Holzwarth, l’attuale batterista dei Rhapsody) e di Roberto De Micheli (secondo chitarrista da affiancare ad Hess), e poi imbarcandosi in un lungo e soddisfacente tour in giro per il mondo che ha portato alla pubblicazione di “Live - From Chaos To Eternity”, secondo disco registrato dal vivo dalla band. Infine, un ultimo assestamento di formazione lo scorso giugno, con la decisione di Hess di allontanarsi dalla band per “divergenze di filosofia”.


Chi si aspettava che Staropoli (autore, insieme al fratello, di tutti i brani, mentre i testi vengono lasciati in mano al solo Lione) partorisse velocemente un nuovo album, al fine di mostrare ai fan come i Rhapsody fossero ancora vitali, ha visto le proprie aspettative completamente deluse, in quanto il primo a presentare al pubblico la direzione creativa intrapresa dalla propria incarnazione dei Rhapsody è stato l’ex compagno di formazione Turilli, con la pubblicazione lo scorso anno dell’album “Ascending To Infinity”. Ma finalmente l’attesa è giunta al termine anche per gli estimatori di Staropoli e dei suoi Rhapsody Of Fire, grazie all’uscita di questo “Dark Wings Of Steel” (sulla cui copertina non poteva di certo mancare in bella vista un drago!).


Finalmente è possibile dare una risposta al quesito che ha sicuramente lasciato per due anni in agitazione ogni singolo fan dei Rhapsody: vi è un reale motivo affinché due formazioni che presentano il medesimo logo, che hanno il medesimo passato ed una stessa impostazione musicale alle spalle continuino entrambe a realizzare dischi e a suonare dal vivo all’interno di un mercato, come quello del power metal, incredibilmente saturo di gruppi (oltretutto non sempre di buona qualità)? A quanto pare, dopo diversi ascolti di questa prima fatica dei rinnovati Rhapsody Of Fire, la risposta non può che essere positiva: Turilli e Staropoli, oltre ad essersi spartiti i vari componenti della formazione del 2011 dei Rhapsody, hanno anche intrapreso due strade leggermente divergenti per quanto riguarda l’aspetto musicale vero e proprio, con il primo che si è focalizzato più sul concetto di Hollywood metal e di brani visti in un’ottica di colonna sonora, dove la magniloquenza ed i cori con voci di cantanti lirici sono all’ordine del giorno; il secondo, invece, ha optato per un approccio più vicino alle prime produzioni dei Rhapsody all’inizio di questo secolo. Ma parlare solo di un ritorno alle origini sarebbe riduttivo (ed indurrebbe la falsa convinzione che Staropoli abbia voluto giocare sul sicuro affidandosi a cliché già collaudati per questo album d’esordio della nuova formazione). Il lavoro svolto da Staropoli con le nuove composizioni è di tutto rispetto: l’aspetto che più differenza i suoi Rhapsody da quelli di Turilli è sicuramente l’allontanamento da quell’ottica hollywoodiana che caratterizzava le precedenti produzioni del gruppo, con la conseguente eliminazione di tutti gli aspetti pomposi e magniloquenti correlati; i singoli brani risultano molto più vari, con un maggiore spazio e cura riservati ai singoli strumenti (con la chitarra di De Micheli in prima fila); molti degli elementi che erano diventati quasi un marchio di fabbrica della band (come la voce narrante, le suite di oltre dieci minuti di durata, gli inserti folk o i testi legati da un unico filo narrativo) vengono accantonati.


Passando, finalmente, a prendere in esame i singoli brani, si nota come Staropoli abbia deciso, nonostante tutto, di aprire l’album in maniera più che canonica, con una tipica introduzione strumentale (che risponde al nome di “Vis Divina”) ed un primo brano, “Rising From Tragic Flames”, che è tutto ciò che un fan dei Rhapsody vorrebbe sentire: velocità, cori epici a più voci, una chitarra fulminante, tastiere, il doppio pedale della batteria ed una certa magniloquenza. Ma già con “Angel Of Light” si notano i primi cambiamenti: la velocità cala in modo netto, presentandoci una lunga cavalcata dove a dominare è la voce in vibrato di Lione e la chitarra di De Micheli. Con “Tears Of Pain” si continua sulla stessa linea, con una brano di media velocità, dove l’apporto dell’orchestra è sicuramente più evidente (così come i cori epici vecchio stile). “Fly To Crystal Skies” ci mostra dei Rhapsody quasi progressive, alle prese con una brano in continuo mutamento dove le tastiere di Staropoli si ritagliano degli assoli più che mai azzeccati. “My Sacrifice” mostra nuovamente il grado di maturazione della scrittura di Staropoli, con un inizio quasi da ballad per poi progredire gradualmente verso lidi più pesanti. Con “Silver Lake Of Tears” torniamo verso territori più canonici, dove è la velocità a farla da padrona. “Custode Di Pace” è la tipica ballad à la Rhapsody, dove Lione può dare sfoggio delle proprie doti vocali con un testo in italiano. Con “A Tale Of Magic” torniamo su ritmi più sostenuti, graziati da una scrittura molto ispirata che riesce a rimanere subito in testa per poi togliersi con gran fatica. “Dark Wings Of Steel” può essere considerato il punto di congiunzione tra i vecchi ed i nuovi Rhapsody, con molti elementi delle precedenti produzioni (velocità, orchestrazioni, cori epici), ma anche con la propensione a cambi di tempi e segmentazione evidenti nelle nuove composizioni. “Sad Mystic Moon” è di gran lunga la scelta migliore per concludere l’album, con un brano nuovamente di media velocità, dalla vena estremamente epica, oscura e pesante, con un coro a più voci di ambito lirico capace di stamparsi immediatamente in testa.


Devo ammettere di essere partito molto prevenuto prima di mettermi all’ascolto di questo “Dark Wings Of Steel”, aspettandomi di aver a che fare con un ulteriore, solito album dei Rhapsody, ma sono bastati pochi minuti per comprendere come questa nuova incarnazione, pur proseguendo nella tradizione, rappresenti comunque qualcosa di molto diverso, che potrebbe anche lasciare spaesati molti dei fan che si sono avvicinati al gruppo solo con gli ultimi album. Non ci troviamo di fronte ad un disco perfetto, vi sono ancora alcuni difetti da sistemare (per esempio, concedere un po’ meno spazio alle tastiere per evitare che coprano altri strumenti o eliminare parti di strofe cantate in italiano all’interno di un brano in inglese, come avviene in “Tears Of Pain”, “My Sacrifice” e “Sad Mystic Moon”, con il risultato di sembrare fuori posto) ma la direzione intrapresa da Staropoli e soci è sicuramente molto intrigante nonché capace di infondere nuova linfa in un gruppo che rischiava di ripetersi all’infinito. De Micheli si è rivelato un ottimo successore di Turilli, ed anche lo stesso Staropoli, nello scrivere le parti di tastiera, è riuscito a farle suonare in modo nettamente più fresco rispetto ai precedenti lavori. Anche Lione, pur con tutti gli impegni negli altri gruppi con cui collabora, è riuscito a dare nuovamente prova delle proprie doti vocali, con una prestazione mediamente buona ed alcuni, ottimi picchi in diversi brani. Nonostante gli ampi abbandoni, i Rhapsody si ritrovano ad avere un organico di tutto rispetto, capace di sfornare materiale di buon livello e competitivo.


A quanto pare il guanto di sfida lanciato lo scorso anno da Luca Turilli è stato raccolto dai Rhapsody Of Fire e la loro risposta è risultata perfettamente a tono con quanto proposto dal chitarrista triestino. Chi in passato trovava odioso avere a che fare con una sola band a nome Rhapsody, ora sarà ulteriormente infuriato dovendo sopportare due gruppi con lo stesso nome. Chi li amava già allora, invece, oggigiorno potrà godersi un doppio piacere grazie a due proposte musicali simili ma ognuna con elementi caratteristici che esaltano singole componenti dei vecchi Rhapsody. A riprova che il “due gusti è meglio di uno” di una vecchia pubblicità è ancora più che valido!





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