Rhapsody Of Fire
Legendary Years

2017, AFM records
Power / Epic / Symphonic Metal

Recensione di Stefano Torretta - Pubblicata in data: 29/05/17

Mentre i Rhapsody Reunion, capitanati da Luca Turilli, sono impegnati ad organizzare il Farewell Tour, dove verrà suonato integralmente “Legendary Tales”, i Rhapsody Of Fire di Alex Staropoli escono con un Greatest Hits commemorativo di una lunga e fruttuosa carriera, una rilettura, in chiave moderna, di classici intramontabili.

Legendary Years” è un monumentale spaccato di storia della band. 14 brani, provenienti da 5 album entrati nella storia - da “Legendary Tales”, 1997, a “Power Of The Dragonflame”, 2002 -, 73 minuti di durata. Ce n’è da rendere contento qualunque fan del combo italiano. Al di là della piacevole componente di Greatest Hits, “Legendary Years” ha degli ulteriori meriti. Innanzitutto ci mostra lo stato attuale della band: con l’uscita di scena di Fabio Lione e Alex Holzwarth, attualmente impegnati con i Rhapsody Reunion – e, per quanto riguarda Lione, in pianta stabile con i suoi Eternal Idol una volta conclusi gli impegni passeggeri del Farewell Tour -, l’arrivo in formazione di Manuel Lotter (ex Farewell To Arms) alla batteria e di Giacomo Voli (Teodasia) alla voce viene immediatamente passato sotto l’impietosa analisi dei fan storici della band. L’operato dei due nuovi arrivi nella ri-registrazione dei brani storici dei Rhapsody Of Fire non lascia affatto insoddisfatti, soprattutto per la prova vocale di Voli. È innegabile che l’apprezzamento - o la disapprovazione - dell’opera compiuta dal nuovo cantante sia legato a quanto l’orecchio dell’ascoltatore sia affezionato a quanto espresso nel corso degli anni da Lione. Il pericolo di operazioni come questo Greatest Hits ri-suonato è sempre il confronto con le versioni originali, che spesso hanno assunto valore sacrale nelle menti e nelle orecchie di chi le ascolta da anni. Nonostante un così ingombrante passato, dove l’ombra di Lione si staglia ampiamente, Voli evita di sembrare una sbiadita copia del cantante pisano, mantenendo una propria identità. Il risultato non fa storcere il naso, però Voli non sembra così incisivo come risultava all’epoca Lione. In certe occasioni il suo timbro appare un po’ troppo esile e, se da una parte torna comodo quando ci troviamo di fronte ai momenti dove la sua voce deve toccare le note più alte, dall’altra perde in pathos quando le atmosfere si fanno più pacate. La buona prestazione in brani come “Dawn Of Victory” o “Emerald Sword” viene mitigata da brani come “Wings Of Destinty” o “Legendary Tales”. Per quanto riguarda invece l’aver ri-suonato i brani classici con la formazione attuale, non ci troviamo di fronte a cambiamenti epocali. La band ha modificato pochissimo, giusto qualcosa nel sound e negli arrangiamenti, frutto più dell’esperienza accumulata in tutti gli anni di carriera piuttosto che per una reale necessità di sistemare brani ritenuti non perfetti. I classici rimangono tali e con la nuova produzione acquistano vigore e profondità, anche se nel contempo perdono un po’ della grezza energia che pervadeva gli originali.

“Legendary Years” è un album che si colloca a metà strada tra un classico Greatest Hits ed un album suonato da un’altra band, considerato che gli attuali Rhapsody Of Fire sono al 95% composti da musicisti che tra il 1997 ed il 2002 non facevano parte del combo italiano, con l’unica eccezione di Staropoli. Un esperimento curioso e sicuramente affascinante che può servire sia come celebrazione del passato che come vetrina per mettere in mostra la formazione del prossimo album di inediti, soprattutto nell’ottica dell’inserimento di Voli come nuovo cantante.



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