Rancid
Trouble Maker [Deluxe Edition]

2017, Epitaph
Punk

Recensione di Francesco De Sandre - Pubblicata in data: 09/07/17

Il ritorno dei Rancid nel 2014 è qualcosa di magico di cui ci stiamo rendendo conto concretamente a posteriori. Qualcosa necessariamente da non contestualizzare, per spiegarselo. Honor Is All We Know è stato ed è ancora, seppur brutale per genere e attitudine, un esempio di speranza, una meravigliosa favola. Di cui i Rancid scrivono ora il seguito.

 

Stilisticamente identico al precedente, Trouble Maker è il rafforzamento di un concetto, l’espansione di un gioco di cui si conosce ogni segreto. I Rancid, paladini di un genere in chiaroscuro declino, si rivolgono alle vecchie generazioni di Punk Rockers con un disco che dalla prima all’ultima frase parla di persone, di tante persone, come di un gruppo di amici. È facile quindi immedesimarsi non solo nei protagonisti dei quindici brani – diciassette nella versione deluxe – ma soprattutto nei loro dialoghi, nelle domande e nelle risposte con cui il capitan Tim Armstrong, tagliente e provocatore al punto giusto, desidera ammonire giovani e stagionate generazioni di fan.

 

“The ghost of chance is always gonna be with you

Beyond the horizon, you known we will always hear you

We tip our hat to you and you know we'll see it through

When we say goodbye to our heroes”.

 

Rancid has become a legend an inspiration to Punk bands that have come after”, è la verità che la Epitaph Records affigge alla presentazione del loro nono album di studio, facendoci riflettere sull’atto di maturità – o sulla maturità e basta – di una formazione che sull’immaturità dei sentimenti ci ha sempre marciato con piacere: Trouble Maker è la conferma di come i Rancid si scostino dall’usuale cammino che intraprende una band dell’altra parte del mercato, andando a rizollare un proprio sentiero, fatto della somma delle esperienze condivise con un gruppo di amici che cresce e non diminuisce mai.

 

Prodotto dal fondatore della Epitaph stessa, Brett Gurewitz, Trouble Maker è un’altra promessa la cui chiave si cela, come un enigma neanche troppo nascosto, in una tracklist che sembra quasi prendersi gioco di noi tutti: This is Not the End, We Arrived Right On Time: Go On, Rise Up.





01. Track Fast
02. Ghost of a Chance
03. Telegraph Avenue
04. An Intimate Close Up Of A Street Punk Trouble Maker
05. Where I'm Going
06. Buddy
07. Farewell Lola Blue
08. All American Neighborhood
09. Bovver Rock and Roll
10. Make It Out Alive
11. Molly Make Up Your Mind
12. I Got Them Blues Again
13. Beauty of the Pool Hall
14. Say Goodbye to Our Heroes
15. I Kept a Promise
16. Cold Cold Blood
17. This is Not the End

18. We Arrived Right On Time

19. Go On Rise Up

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