Radiohead
Pablo Honey

1993, Parlophone
Alternative Rock

Recensione di Gabriella D'Auria - Pubblicata in data: 06/01/14

Corre l'anno 1985, è uno dei tanti venerdì in quel di Abingdon, e cinque ragazzi si ritrovano nella sala prove della scuola a strimpellare i loro primi pezzi, scritti sotto il programmatico monicker On A Friday. Incredibile ma vero: sono trascorsi ormai trent'anni, ma l'affiatamento della band è rimasto lo stesso di quel venerdì, unica variazione il nome. Per esigenze discografiche On A Friday verrà infatti mutato in un neologismo destinato alla leggenda: Radiohead. E grazie ad un'indole composta, i Nostri raggiungeranno la vetta insieme alle migliori rock band di sempre, senza bisogno di sgomitare tra scandali, atteggiamenti da divi tossici o da tombeur de femmes. "Pablo Honey", l'album d'esordio registrato sotto la supervisione di Paul Kolderie e Sean Slade (già al lavoro per Pixies e Dinosaur Jr.), si compone di dodici tracce e presenta influenze grunge e indie. Allo stesso tempo, una certa affinità col britpop è inevitabile, visto che si parla del 1993. Le tematiche affrontate sono prettamente giovanili (al momento dell'uscita dell'album i Radiohead avevano poco più di vent'anni): ribellione, amore e disagio adolescenziale tracciano il leit motiv dell'intero album.


Ogni singola canzone, qui, è assolutamente meritevole di menzione: melodie dolci che in realtà nascondono emozioni forti e impetuose, tecnica vocale e di esecuzione fenomenali, che fanno venire voglia di imparare testi e accordi, con la voce di Thom Yorke ad accompagnare ogni pezzo nella sua unicità, a toccare il cuore dei più sensibili. L'amore finito male è il tema principale di molti episodi, quali "You", "I Can't" e "Lurgee": musiche poetiche, vere e proprie ballad elettriche, parole semplici per significati amari, l'insicurezza dei vent'anni espressa sia nella rabbia delle chitarre distorte di Jonny Greenwood e Ed O'Brien sia nelle parti acustiche più delicate. Un capitolo a parte spetta a "Creep", primo singolo dell'album, che (di fatto) ha permesso al mondo intero di conoscere questo gruppo; ciò non ha consentito alle altre tracce di trovare il giusto spazio, e il rischio di ricordare la band solo per questo brano è (stato) alto. Alla base di questa canzone l'autocommiserazione giovanile, il sentirsi fuori posto e continuare a desiderare una vita più felice.


Con pezzi quali "How Do You?", "Anyone Can Play Guitar" (secondo singolo tratto dall'album) e "Prove Yourself" i Radiohead mostrano al pubblico il loro spirito rock e ammiccano agli anni '50, con chitarre accompagnate da accordi vivaci di pianoforte. I concetti preponderanti sono la voglia di opporsi al potere, a chi ci dice come dobbiamo vivere, pensare e agire, ai voltagabbana, la sfrontatezza adolescenziale del non fregarsene se "Londra brucia", tanto io ho la mia chitarra e sto bene, e le sfide che quotidianamente poniamo a noi stessi, la poca stima che a volte da giovani ci pervade, impedendoci di prendere decisioni... Se non alzi la testa a vent'anni, quando lo fai?


"Stop Whispering" (terzo singolo tratto dall'album), "Ripcord", "Vegetable" e "Thinking About You" affrontano temi particolari, argomenti che molte band, volontariamente, decidono di non avvicinare per evitare polemiche e problemi di ogni sorta. La politica, in "Ripcord", è denigrata attraverso una metafora: ti butti giù dal paracadute, ma non hai la maniglia di emergenza per aprirlo. I politici decidono per noi, senza farci realmente capire il perché di certe decisioni. Si può anche pensare ad un chiaro riferimento alle guerre moderne. "Stop Whispering" affronta il tema dell'isolamento: viviamo in un mondo sbagliato, nessuno ci capisce, nessuno ci ascolta, tutti ci maltrattano. Il tema scottante della malattia mentale è trattato in "Vegetable": ci si sente soffocare dalle cure, si vuole vivere la vita senza le costrizioni derivate dalla malattia. Yorke più che cantare grida, come per sfogare un disagio interiore. A dispetto della melodia da falò sulla spiaggia, con chitarra acustica e voce, "Thinking About You", parla di un argomento analizzato ben poche volte in ambito musicale... la masturbazione. Immaginate un Thom Yorke poco più che ragazzo seduto sul letto in camera sua, che guarda il poster di una bella donna appeso sulla parete di fronte al suo letto, strimpella qualche accordo e inizia a fantasticare.


Presentare argomenti così vari non può altro che far capire lo spessore culturale dei Radiohead, che "osano" parlare di tutto e di più, senza censurare ed esprimendo al massimo in musica e parole i pensieri più celati. L'ultima traccia del disco, "Blow Out", per chi scrive, è il pezzo preferito di tutta la discografia del gruppo. Sei al buio nella tua camera, pieno di problemi, intrappolato, non riesci a fuggire, tutto ciò che tocchi si trasforma in pietra. L'unica soluzione è reprimere i tuoi sentimenti e andare avanti. Dopo un andamento iniziale in stile bossa nova, fondamentale alzare il volume sulla parte strumentale finale.


Chi ben comincia è a metà dell'opera: nessun detto popolare è più calzante di questo. Grazie a "Pablo Honey" i Radiohead hanno fatto sapere al mondo cosa avevano da dire, e ci hanno donato un album di esordio che di sicuro non è finito nel dimenticatoio: troppe volte capita che gruppi di spessore riescano a fare il botto solo al secondo o addirittura al terzo giro di boa. "Pablo Honey" è un album unico, con sonorità e concetti mai ripetuti nelle successive uscite discografiche, che non hanno fatto altro che avvalorare il talento del quintetto.





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