Queens of the Stone Age
Song for the Deaf

2002, Interscope Records
Stoner Rock

Un vero e proprio viaggio attraverso il deserto.
Recensione di Francesco Benvenuto - Pubblicata in data: 13/06/15

Era il lontano 2002 quando i Queens of the Stone Age di Josh Homme pubblicavano il loro terzo album studio "Song for the Deaf"; dopo 13 anni ed altri 3 album, però,  quelle 15 canzoni ancora risuonano negli impianti audio di tutti i fan della band. Registrato presso gli studi The Site e Conway Recording Studios/Barefoot  in California, terra del famoso Rancho della Luna, il disco  è ricordato soprattutto per la presenza di Dave Grohl, leader dei Foo Fighters, alla batteria, e di Nick Oliveri al basso. Dire che la loro partecipazione sia stata fondamentale, per il successo di questo album, è un'ovvietà.

Considerato da molti una pietra miliare dello stoner rock, "Songs For The Deaf" ha ricevuto importanti attestati di stima: si pensi a Zane Lowe, ex speaker di BBC Radio 1, che ha chiuso la sua lunga carriera trasmettendo la canzone "A Song for the Dead", estratta da questo album. E proprio il tema della radio verrà ripreso più e più volte in tutto l'album: Josh Homme voleva, infatti, raccontare i suoi lunghi viaggi in auto per il deserto dove l'unica compagnia che aveva era quella del suo stereo.

In apertura troviamo la voce di uno speaker radiofonico che ci introduce alla prima traccia dell'album, "You Think I Ain't A Dollar but I Feel Like a Millionaire"; da qui in poi vi servirà dell'acqua a portata di mano perché la sonorità stoner sarà così intensa che quasi farà uscire sabbia dalle vostre casse. Si tratta di un album potente, energico, dove i bassi vi accompagneranno dal primo al sessantaduesimo minuto ed avranno il loro apice nel già citato brano "A Song for the Dead", tanto cara ai fan in quanto canzone di chiusura per i concerti dei Queens of the Stone Age e fonte di mosh pits pazzeschi.

Nell'album, oltre alla voce di Josh Homme, possiamo ascoltare anche quella di Mark Lanegan, ex cantante degli Screaming Trees ed ora artista solista. La traccia dove ciò accade è "Hangin' Tree", caratterizzata da una breve intro del basso di Nick Oliveri. E' consigliabile non esagerare con il volume in quanto subito dopo arriva "Go With the Flow", uno dei singoli estratti di maggior successo e disco d'oro nel 2003 assieme a "No One Knows".. Tra le tracce seguenti merita una menzione "Another Love Song": il deserto ci ha fatto arrivare fino in Messico forse? Infatti il riff di chitarra ricorda vagamente i Mariachi, senza però privarsi di quel suono sporco che fino ad ora ha contraddistinto quasi tutti i brani dell'album.
In chiusura troviamo la title track "A Song for the Deaf" (seguita da due hidden tracks "Mosquito Song" e "Everybody's Gonna Be Happy").

Tirando le somme, possiamo dire che "Song for the Deaf" rasenta quasi la perfezione nel genere. Molti lo hanno considerato come uno dei 100 album più belli mai prodotti e non possiamo che aggiungerci alla lista.


Non sempre i Queens of The Stone Age hanno convinto le masse con i loro lavori, ma innegabilmente quest'album è unanimemente reputato come una delle loro perle. Adesso, dopo la pubblicazione dell'ultimo "...Like Clockwork", aspettiamo con ansia il nuovo lavoro, di cui più volte Josh Homme ha parlato: "A Novembre pubblicheremo il nuovo album" (ed è anche possibile visto che si esibiranno al Rock in Rio) ma con i Queens of the Stone Age nulla è mai certo. Non posso dunque far altro che concludere la mia recensione con un "Quando uscirà il nuovo album? No one knows", frase che sarà banale e ormai consumata per quanto è stata utilizzata ma che fa sempre la sua porca figura.





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