Primal Fear
Delivering The Black

2014, Frontiers Records
Power Metal

Recensione di Alessio Sagheddu - Pubblicata in data: 10/02/14

Premettiamo che "Unbreakable", per quanto ci riguarda, era e rimane tuttora un album ascoltabile, nulla che abbia scosso la discografia dei "teteschi da Teteschia" Primal Fear. Dopo aver dedicato l’estate alla scrittura ed alla composizione di nuovi pezzi, i Nostri tornano sul mercato con tante belle aspettative e un disco, “Delivering The Black”, marchiato a fuoco dall’inconfondibile sound del quintetto. Nulla di nuovo sotto il sole? La verità è quella che sta nel mezzo. Ma prima di elencare i pregi del full-length permetteteci di essere un po’ polemici, perché se a sentir le parole di Scheepers il nuovo lavoro sarebbe il loro personale “best album ever, noi con quest’aquila “meccanica” dobbiamo farci indiscutibilmente i conti. E se dobbiamo farci i conti, non possiamo che ribadire come anche quest'ultimo nato non sia altro che la classica release firmata Primal Fear. Di certo non la migliore (forse perché la migliore deve ancora vedere la luce?).


Critiche a parte, è indiscutibile il lavoro alle corde di Karlsson e Beyrodt (anche se in alcuni casi sembra che i due abbiano riciclato qualcosa!), ma ciò che lega l’intero lavoro è la voce di Ralf Scheepers, che non ha bisogno di troppe presentazioni; la longevità, la qualità che il vocalist riesce ad offrire in questa prova è indubbiamente ottima - uno dei pochi motivi per cui vale la pena continuare a seguire il percorso dei Nostri. Lo vediamo affiancato a dei cori maestosi quanto ermetici (“Rebel Faction”), tra notevoli sfuriate chitarristiche. Lo ritroviamo in versione acustica su “Born With a Broken Heart”, dove dovrebbe essere accompagnato da Liv Kristine (Leaves' Eyes), ma della bionda cantante non v’è quasi traccia. Altri episodi riportano alle vocalità di Halford ed Oliva nelle rispettive band, ed è là che avviene il miracolo. “When Death Comes Knocking” prima, e “One Night in December” poi (non fatevi fuorviare dall’intro, è ben lontana da “Everytime It Rains”), gli highlights di questo “Delivering The Black”, non lasciano scampo e ci costringono a portare in alto i calici della gloria trasformata in note: chiamatelo metal, power, heavy, insomma come vi pare, purché sia musica.

 

La verità, dunque, sta nel mezzo, ma in questo caso non basta. Non ne facciamo segreto, cari lettori: sono poche le tracce che giustificano il valore del disco a livello emotivo.





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