Piero Pelý
Identikit

2013, Sony Music
Rock

Pelù stila un identikit del miglior se stesso degli anni '00.
Recensione di Andrea Mariano - Pubblicata in data: 23/11/13

Calma, calma: “Identikit” non segna il definitivo ritorno di Piero Pelù solista a discapito dei Litfiba. La band capitanata dall’istrionico cantante toscano e dal fondatore Ghigo Renzulli è solo momentaneamente in “fermo biologico”, come hanno più volte precisato i due negli ultimi mesi. Piuttosto, è la scusa per non rimanere con le mani in mano in quest’anno abbondante di pausa pattuito e, a detta del diretto interessato, per completare la trilogia della comunicazione iniziata nel 2006 con il buon “In Faccia”.

Una raccolta per completare una trilogia è una mossa giusta? In questo caso si: il già citato album del 2006, il primo sotto etichetta Sony, puntava sulla comunicazione diretta, senza troppi giri di parole, così come era diretto lo stile musicale, finalmente senza inutili orpelli e sufficientemente secco e vagamente sporco che ridonava al 100% una visione rock del Pelù e della sua musica; il successivo “Fenomeni” del 2008, in parte meno riuscito del suo predecessore (ottime ballad, mentre i brani più incisivi hanno passaggi delle volte discutibili), si concentrava su i mass media e sulla vuota volontà di apparire a tutti i costi a scapito di relazioni solide e sincere. “Identikit” vuole metter a fuoco l’evoluzione di Pelù nella sua avventura solista durata oltre nove anni e qui ripresa, rivista e in alcuni casi stravolta in favore del “Pelù 2013”.


Procediamo con ordine, e partiamo dai due inediti che aprono questa raccolta: “Mille Uragani” è un brano piuttosto carico, parla di una storia d’amore tormentata e complessa, raccontata con il tipico stile cui il rocker toscano ci ha abituato negli ultimi anni, ergo o si ama o si odia, non ci sono strade intermedie. Nonostante siano state dichiarate influenze bowieane, nel brano del Duca Bianco non v’è traccia alcuna. Un po’ di new wave nelle tastiere, ma finita lì. Inoltre il brano soffre di uno stacco tra strofa e ritornello davvero innaturale, sembra siano parti di due canzoni diverse, e questo dispiace, visto che il lavoro fatto dalla band a livello di robustezza sonora (Federico Poggipollini alle chitarre, l’ottimo Luca Martelli alla batteria, l’ex Negrita Ciccio Licausi al basso, il tastierista di Morgan Megahertz, e qualche schitarrata aggiuntiva di Saverio Lanza, già chitarrista di Pelù ai tempi di “In Faccia”) non è per nulla malvagio, anzi. Il secondo inedito, “Sto Rock”, ha una bella intro, un bel tiro nel ritornello soprattutto nelle ultime due ripetizioni, ma nulla più: testo poco ispirato soprattutto nelle strofe, il ritornello rimane in testa ma principalmente grazie al buon arrangiamento, non per le parole.

Procedendo, i successivi diciotto brani ripercorrono in maniera non cronologica la carriera solista del Nostro, passando dalla tamarrissima “Bene Bene Male Male” (unica testimonianza del pessimo “UDS – L’Uomo Della Strada) al primissimo singolo di successo “Io Ci Sarò”, senza dimenticare la fortunata "Tribù", l’evocativa “Dea Musica” e la socialmente impegnata “Fiorirà” (dedicata ai ragazzi di Locri che combattono contro la Mafia) per poi passare a brani meno conosciuti ma non per questo privi d’interesse come “Velo”, “Viaggio” o “Nel Mio Mondo”, quest’ultima dedicata a suo tempo alla figura di Don Gallo. Alcune scelte potevano essere tranquillamente omesse: avremmo fatto volentieri a meno di “Mamma Ma-donna” in favore magari di “Anche A Piedi”, canzone scritta a quattro mani con Gianni Maroccolo e sicuramente tra gli episodi migliori di tutta la carriera di Piero Pelù; non pareva necessaria neppure “Occhi”, ballad sì dalle atmosfere affascinanti, ma non imprescindibile (solito problema più volte presentatosi negli anni: buona strofa, ritornello non proprio all’altezza). Azzeccato invece il recupero della cover de I Ribelli di Demetrio Stratos “Pugni Chiusi” e della versione 2008 de "Il Mio Nome È Mai Più", originariamente cantata assieme a Ligabue e Jovanotti.

Per variare l’offerta, alcuni brani sono stati completamente risuonati e riarrangiati. Parliamo nello specifico di “Bomba Boomerang”, che acquisisce un’aggressività sconosciuta all’originale e ne aumenta il suo esser grezza fino al midollo (non ci sorprenderemo di vedere facce attonite accanto ad espressioni di goduria), e Toro Loco, che praticamente (e fortunatamente) dell’appeal pop della canzone del 2000 non ha proprio nulla: sound pieno, strabordante, carichissima, dopo dieci anni è un piacere ascoltare in versione studio il piglio rock che avrebbe dovuto avere sin dall’inizio e riproposto solo nei concerti dal 2006 in poi (l’odioso fischietto, però, c’è sempre). “Tutti Fenomeni” è indicata come “Versione 2013”, ma a parte il primo ritornello che questa volta è uguale ai successivi (in origine il primo ripeteva solo “Tutti fenomeni, tutti fenomeni”) ed una ovvia rimasterizzazione, non notiamo cambiamenti degni di nota, né alcuna nuova sovraincisione.

Dopo tutta questa manfrina, arriviamo al punto: vale la pena acquistare “Identikit”? L’offerta è sicuramente appetibile per via dei brani riarrangiati, per capire come Piero Pelù nella sua carriera abbia comunque realizzato episodi pregevoli e che vanno al di là delle sterili malelingue (l’incessante riferimento al suo periodo peggiore, vedasi “Amore Immaginato”, qui fortunatamente assente), ma i 17 euro e più necessari per portarsi a casa una raccolta con relativamente poche novità (due inediti, due nuovi arrangiamenti ed una cover) farà desistere più di qualche fan, e non alletterò di certo i curiosi. Consigliato solo agli aficionados più estremi.





01. Mille Uragani (inedito)
02. Sto Rock (inedito)
03. Bomba Boomerang (2013 version)
04. Bene Bene Male Male
05. Io Ci Sarò
06. Lentezza
07. Prendimi Così
08. Nel Mio Mondo
09. Occhi
10. Sorella Notte
11. Dea Musica
12. Velo
13. Tribù
14. Viaggio
15. Fiorirà
16. Mamma Ma-donna
17. Tutti Fenomeni (2013 version)
18. Pugni Chiusi (cover I Ribelli)
19. Il Mio Nome È Mai Più (2008 version)
20. Toro loco (2013 version)

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