Operation: Mindcrime
The New Reality

2017, Frontiers Music
Progressive Rock/Metal

Recensione di Costanza Colombo - Pubblicata in data: 02/12/17

Terra chiama Geoff Tate, Terra chiama Geoff Tate.
Il cibernetico attacco (in senso musicale e non alieno) della opener di "The New Reality" pulsa tra le falcate di un risveglio in oniriche coordinate.

 

La "A Head Long Jump" in apertura è infatti ritmo incitante al salto richiesto per esplorare la labirintica interiorità della protagonista di Operation: Mindcrime, in un assedio di voci e interrogativi catarticamente sfogati in musica. Ormai coinvolto, all'ascoltatore non resta che inseguire la storica voce dei Queensrÿche, nell'energetica corsa offerta dalle chitarre di "Wake Me Up" che, col fluido alternarsi tra parti vocali e strumentali ben rappresenta l'accessibilità, fin dal primo ascolto, della proposta prog cardine del capitolo conclusivo della trilogia avviata nel 2015 con "The Key".

 

Inframezzati da "Resurrection", pubblicato lo scorso anno, i tre tasselli del concept che ruota intorno alla chiavetta USB a forma di giglio in copertina a tutte le release firmate Operation: Mindcrime, portano avanti la tradizione di quel futuro distopico già ampiamente affrescato dalle fosche tinte del capolavoro del 1988 dei Queensrÿche a cui il presente progetto deve il proprio moniker. Basta arrivare alla terza traccia, "It Was Always You", con le sue cangianti atmosfere, per tuffarsi nei ricordi sonori di quell'inarrivato colpo di genio che fu "Operation: Mindcrime". Ne resta comunque la familiare malinconia tra le pieghe delle fascinazioni di "The Fear" e nella semantica di "Under Control" che introducono alla titletrack, manifesto dell'istigazione al sogno. Pregevole l'inserto di Sax in tecnologico contrasto con la babele di effetti in intro alla successiva "My Eyes" che si dipana poi in un'insperata dolcezza. Come se, in una futuristica fuga dalla modernità, non soltanto sonora, vi fosse comunque spazio per un guizzo di umanità, la stessa che trova occasione d'esprimersi nella più rilassante "A Guitar In Church?", quasi quattro minuti di pacifica strumentalità.

 

La tregua si spezza con "All For What?", sebbene nemmeno il suo allarme rosso convinca a lasciare la nave. Si è infatti giunti al clou della vicenda, come sottolineato da un parlato che pare offrire ulteriori indizi sul significato del tutto. Di certo uno dei brani di maggior pregio dell'intero disco, seguito dalle due oceaniche "The Wave" e "Tidal Change" in cui il progetto di Tate, ormai al suo capolinea, come recentemente dichiarato dallo stesso mastermind, trova ultimo sfogo prima di congedarsi con una "same old story".

 

Sebbene i fan più oltranzisti troveranno qualcosa da ridire nell'insensato paragone con quanto fu e mai tornerà, fa in realtà piacere constatare come la presente release vibri comunque di vita propria, lungi da essere semplice talea di passata gloria. Se soltanto si riuscisse a cogliere quell'indizio in copertina, ossia di come Musica sia l'unico traduttore universale di indecifrabili codici umani.





01. A Head Long Jump

02. Wake Me Up

03. It Was Always You

04. The Fear

05. Under Control

06. The New Reality

07. My Eyes

08. A Guitar In Church?

09. All For What?

10. The Wave

11. Tidal Change

12. The Same Old Story

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