Angra
ØMNI

2018, earMUSIC
Power Metal

Recensione di Giovanni Ausoni - Pubblicata in data: 11/02/18

Il tormento della saudade di certo non affligge gli Angra: la compagine brasiliana prende atto senza battere ciglio della defezione dello storico axeman Kiko Loureiro, ufficiosamente ancora parte della band, dal 2015 membro effettivo dei Megadeth, e recluta il valido Marcelo Barbosa degli Almah, confezionando un full length che complessivamente si attesta sui discreti livelli di "Secret Garden". E se risulterebbe oltremodo superficiale e semplicistico spiegare alcuni scricchiolii nel songwriting soltanto con l'assenza del maestro dello sweep picking di Rio De Janeiro, tuttavia è innegabile che la sua perdita abbia comunque creato qualche scompenso ben mascherato dall'esperto sostituto.
 
 
Concept album imperniato sull'idea fantascientifica che nel 2046 un sistema di intelligenza artificiale cambierà la percezione e la cognizione degli esseri umani, consentendo loro di comunicare superando le barriere di presente e passato, tematiche già affrontate del resto in "Holy Land" (1996), Rebirth (2001) e "Temple Of Shadows" (2004), "ØMNI" gode, al pari dei lavori anteriori, di una produzione cristallina, affidata al solito Jens Bogren, e di perfetti arrangiamenti, gloriandosi del caratteristico sound fatto di pesantezza, dinamismo e contaminazione che ha reso la band, nonostante gli stravolgimenti nella line-up, originale e riconoscibile all'interno della scena metal mondiale. Dimostrando nel corso degli anni che il power fosse un genere in grado di esulare dal predominio esclusivo della doppia cassa e del tecnicismo esasperato, l'ensemble verdeoro conferma la propria identità polivalente nel misurarsi con una materia sonora a forte rischio aterosclerotico.
 
 
L'abbrivio pone da subito in evidenza le diverse anime dell'act di San Paolo: se un diluvio orchestrale di marca neoclassica apre le danze di "Light Of Trascendence", superba traccia symphonic speed dotata di melodie avvincenti e spinta da un refrain catchy che Fabio Lione, ormai in pianta stabile nel combo, stampiglia con grazia e autorevolezza, in "Travellers Of Time" le poliritmie djent screziano un brano dal sapore epico e impreziosito da un solo flamboyant di Rafael Bittencourt. Un bridge sensazionale valorizza la corale e bombastica "Black Widow's Web", che si fregia di due gradite voci ospiti, quella pulita e carezzevole di Sandy Leah Lima e il growl ferino di Alyssa White-Gluz degli Arch Enemy, mentre "Insania" deraglia decisamente in territori progressive, con un dialogo d'alta scuola tra il tapping del bassista Felipe Andreoli e le pulsazioni free della batteria di Bruno Valverde: nel mezzo la ballad sinfonica "Bottom Of My Soul", caratterizzata dalla solida ugola di Bittencourt e da un limpido quanto prevedibile fraseggio all'unisono. La guest star Loureiro invece nobilita con rutilante virtuosismo le scale a velocità siderale della meshuggiana "War Horns".
 
 
Ma per scorgere gli Angra toccare apici degni dei fasti di un'era trascorsa, bisogna giungere alla sezione centrale del percorso, lasciandosi sorprendere innanzitutto da una "Caveman" in cui i membri del gruppo si divertono da matti: il canto e le percussioni tribali, il timbro prog, l'incursione nel jazz, dipingono un quadro che distilla la fusion negli alambicchi armonici del bicordo. I meandri poi di "Magic Mirror", contrassegnati da un chorus di fragile nitidezza, completa una coppia di titoli in grado di testimoniare come i nostri non necessitino di cadere nella trappola dello stantio e del magniloquente per ammaliare l'ascoltatore. "Always More", uno slow-tempo forse eccessivamente glicemico, quieta le acque prima di salpare per le sponde della solenne "ØMNI - Silence Inside": una pista complessa e dall'assimilazione non immediata, che alterna chitarre flamenco, potenza crescente, affusolati momenti di calma e fragorose esplosioni, in otto minuti abbondanti di seducente coinvolgimento cerebrale ed emotivo. Chiude il lotto il pleonastico "ØMNI - Infinite Nothing", un saggio puramente strumentale composto da lacerti dei pezzi precedenti, sì piacevole, nondimeno simbolo di un'ambiziosa opera concettuale che a volte nell'architettura lirica sembra cadere in una tortuosità da cui è aliena la scorrevole parte musicale.
 
 
Nono tassello di una carriera che sfiora le trenta primavere, "ØMNI" rappresenta un'ulteriore prova della classe degli Angra e, benché il disco palesi delle incertezze e non rientri nella rosa degli imprescindibili, il quintetto non tradisce le attese, combinando qualità e mestiere in un viaggio attraverso le stringhe flessibili dello spaziotempo.

 

 






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