Nothing But Thieves
Broken Machine

2017, RCA/Sony
Alternative Rock

Recensione di Salvatore Dragone - Pubblicata in data: 20/09/17

Ci sono voluti poco meno di due anni perché uno dei nomi più caldi nel panorama alternative rock internazionale si riaffacciasse al pubblico con un nuovo album. Un tempo più che ragionevole in un mondo che consuma musica alla stessa velocità con cui se ne dimentica, ma affatto scontato per una band che ha appena concluso il suo estenuante tour d'esordio e ne sta per iniziare un altro altrettanto impegnativo. I Nothing But Thieves non rientrano nella categoria della normalità, ma questo lo si era già capito quando i Muse, a cui sono stati spesso paragonati insieme ai primi Radiohead, avevano deciso di portarsi dietro questi cinque musicisti poco più che ventenni in giro per il globo. "Broken Machine" è il frutto del tempo vissuto senza pausa tra gli spazi ristretti del tour bus e stanze d'hotel in mezzo a tanti chilometri percorsi, esperienza che potrebbe minare la tenuta nervosa di qualsiasi gruppo. Non è un caso quindi se gli inglesi abbiano tratto ispirazione per il loro secondo album dal kintsugi, arte giapponese che consiste nel riparare oggetti in ceramica con l'oro liquido. La figura femminile in copertina, con tanto di venature dorate, rappresenta proprio la filosofia alla base di questa pratica, ossia che da qualcosa di rotto o imperfetto possa venir fuori qualcosa di ancora più bello. Così lo è nel caso di "Broken Machine", o almeno in larga parte.
 
Prodotto da a Mike Crossey (già con The 1975, Foals, Arctic Monkeys, Twenty One Pilots solo per citarne alcuni) e registrato ai Ranch Studios in California, il successore del fortunato esordio datato 2015 è un lavoro raffinato, emotivamente intenso e a tratti complesso. Spiazzante verrebbe quasi dire se confrontato con quelli attualmente in circolazione. Dietro quell'apparente flirt facile con la radiofonia, si nascondono infatti canzoni dalle strutture poco convenzionali, con continui cambi dinamici e arrangiamenti ricercati. Tutte caratteristiche che si manifestano immediatamente in prima battuta con "I Was Just A Kid", piuttosto che nel singolo di lancio "Amsterdam" di cui loro stessi dicono "è viscerale, ha un grande impeto ma ha anche questi momenti tranquilli che paiono degli intervalli durante una tempesta in mare". La maturazione dei Nothing But Thieves appare abbastanza evidente nel modo in cui riescono a esprimere le potenzialità dei singoli in un gioco di squadra armonioso, regalando una successione di brani di spessore notevole come "I'm Not Made By Design", "Get Better" o "Live Like Animals". E' in questo contesto che brilla ancora di più la stella di Conor Mason, voce straordinaria a metà tra Jeff Buckley e Florence Welch. Il talentuoso cantante riesce a tirare fuori il meglio delle sue doti vocali con interpretazioni sempre cariche di tensione, senza però mai rinunciare alla funzionalità di linee melodiche variegate e mai banali. Ne è un chiaro esempio "Particles", ancora più evidente nella delicata versione solo piano e voce contenuta nella deluxe edition.

Tutto positivo quindi? La risposta è molto vicina ad un sì pieno e convinto, con la sensazione che "Broken Machine" rappresenti un passaggio chiave per la definitiva consacrazione della band dell'Essex. Un po' per la lunghezza complessiva abbastanza importante (quasi un'ora di musica), un po' per la spigolosità nel metabolizzare le canzoni al primo ascolto, ci sono ancora degli aspetti su cui i Nothing But Thieves possono e devono migliorare per ambire al livello successivo e sedersi al tavolo dei grandi. Meglio non caricarli troppo di responsabilità però, l'età e i mezzi sono solo dalla loro parte per far si che ciò accada. 





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