Nirvana
Incesticide

1992, Geffen Records
Grunge

Prima del successo mondiale, i Nirvana avevano già un repertorio di tutto rispetto.

Recensione di Chiara Frizza - Pubblicata in data: 02/04/13

Sull’onda del successo mondiale ottenuto da “Nevermind” (1991), che ha lanciato i Nirvana tra le stelle del rock internazionale, la Geffen Records decide di pubblicare una raccolta di materiale di vario genere: demo, cover, registrazioni radiofoniche e tracce escluse dagli album precedentemente pubblicati vanno a comporre questa compilation, intitolata “Incesticide” e pubblicata il 14 Dicembre 1992 in Europa e il giorno successivo negli Stati Uniti. Non si tratta della prima compilation per i Nirvana, per quanto l’EP “Hormoaning” (1992) fosse stato rilasciato solo per il mercato giapponese e australiano, in occasione del tour che aveva toccato i due paesi. Non si tratta nemmeno di materiale del tutto inedito, dal momento che registrazioni di molti dei brani che compongono questo album circolavano già tra i fan della band, seppur in qualità piuttosto bassa. Per questo motivo, la stampa del periodo riportò spesso che con questa release i Nirvana volessero offrire ai propri fan un’alternativa a quelle registrazioni amatoriali con una qualità migliore; in realtà, il motivo principale per cui Kurt Cobain acconsentì alla pubblicazione fu che gli era stata accordata completa carta bianca per quanto riguarda l’artwork del disco.


La casa discografica non intraprende una grande campagna promozionale per l’uscita di questo album: dopo l’uscita di “Nevermind” e la pubblicazione di ben quattro singoli tratti da quest’ultimo, di cui l’ultimo solo un paio di settimane prima (“In Bloom”, uscito il 30 Novembre 1992), si temeva un “Nirvana burnout”, una sorta di sovraccarico e conseguente perdita di interesse da parte del pubblico. Come ormai consueto per i Nirvana, pur trattandosi di materiale in buona parte già conosciuto, l’album entra dritto alla cinquantunesima posizione della Billboard 200 e vende 500,000 copie solo nei primi due mesi dall’uscita (nel 1995, “Incesticide” ha ricevuto il disco di Platino dalla RIAA - Recording Industry Association of America. Negli Stati Uniti, il disco di Platino equivale a 1 milione di copie vendute), l’ennesima conferma che la Nirvana-mania è alle stelle. E questa release arriva proprio nel momento giusto, dopo un successo mondiale non cercato e forse insperato, dal quale la stampa ha trasformato tre ragazzi dello stato di Washington in icone di una generazione, icone che probabilmente non hanno mai pensato di essere. “Incesticide”, con il suo insieme caotico di registrazioni inedite e non, B-side e cover, ricorda al pubblico che i Nirvana erano i Nirvana anche prima di “Nevermind”, che quel qualcosa che ha mosso migliaia di giovani in ogni parte del mondo era già tutto racchiuso in questi brani che sono stati accantonati, scartati, remixati e ora raccolti insieme. C’è il sound ruvido e sperimentale dell’esordio (“Downer”, “Mexican Seafood”), le fonti di ispirazione più impensabili (“Turnaround”, cover di un B-side dei Devo, e due cover del duo scozzese The Vaselines, molto amato da Cobain: “Molly’s Lips” e “Son Of A Gun”) e  una serie di outtakes, tra cui “Hairspray Queen” e “Aero Zeppelin” che appartenevano al repertorio dei Nirvana dal 1988 e che erano ben noti ai fan di vecchia data, dato che venivano spesso suonati durante le prime esibizioni nei locali underground di Seattle e dintorni. C’è un puro momento punk nel vero senso del termine con la nuova versione di “Polly”, qui ironicamente chiamata “New Wave” che di New Wave non ha proprio nulla, trattandosi di una versione più veloce con il drumming intenso di Dave Grohl e il supporto delle chitarre elettriche, a sovvertire il ritmo lento e acustico della versione originale. È il brano che ci ricorda che i Nirvana sono ad un punto tale della propria carriera da potersi concedere la libertà di reinventare e irruvidire un brano che condanna lo stupro, oltre ad essere una delle tracce più amate del fortunato “Nevermind”.


Se “Bleach” mostrava le capacità compositive di Kurt Cobain, già ottime prima del successo,“Incesticide” ne mette in luce quelle esecutive, con le sue cover e le riedizioni di brani già esistenti: dei musicisti di rilievo si riconoscono anche dalla capacità di reinventare e reinventarsi in modo del tutto singolare e personale.





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