Nightwish
Élan [Single]

2015, Nuclear Blast
Symphonic Metal

Recensione di Fabio Rigamonti - Pubblicata in data: 16/02/15

La fibrillazione che circonda la release di "Èlan" - primo singolo estratto dall'imminente "Endless Forms Most Beautiful" - ricorda molto quella che abbracciava "Amaranth" nell'ormai lontano 2007; certo, nel caso dell'antipasto di "Dark Passion Play" di Anette Olzon sapevamo poco o niente, mentre la voce di Floor Jansen è tutto meno che un mistero, sia che, non esattamente ascoltatori di primo pelo, l'abbiate sentita prima negli After Forever (meglio) o nei Re-Vamp dopo (umh...), o che l'abbiate più recentemente vista live dopo il celebre licenziamento (ma meno celebre di quello della cantante che l'ha preceduta) della Olzon nella tranche finale del tour di "Imaginaeurum". 
Fatto sta che su questo brano si regge il destino di una band che ha deciso di rimettersi in gioco in molti aspetti...meno che in quelli della musica.

Già, perché ai Nightwish grossomodo si ponevano due strade per presentare al mondo la band dopo l'innesto della cantante olandese e di Troy Donockley (fautore di tutto ciò che di irlandese c'è nella band da "Dark Passion Play" in poi), ovvero: tornare con un pezzo bomba ed imprevedibile che lasciasse attoniti chiunque e mostrasse appieno le potenzialità dei nuovi membri in formazione, oppure con un gradevole brano funzionale e di mestiere, piacevole il giusto per mantenere comunque alte le aspettative sul full-lenght di prossima pubblicazione.
Neanche a farlo apposta, la strada scelta è la seconda. 

"Èlan" è un brano dritto e pacato: batteria in 4/4, chitarre innocue di supporto (sono piuttosto simpatiche le pose da power player dei chitarristi dei Nightwish nel video promozionale: qui di metallo epico non c'è proprio nulla, e per fortuna - si aggiunge), ed un Irish tune persistente che avete voglia voi a dire che è tutto uguale a "I Want My Tears Back", ma con un flautista/cornamusista in pianta stabile in formazione che vi aspettavate? Certamente, l'arrangiamento di Holopainen oggi suona diversamente intenso e magniloquente, più terrigno come la deriva irlandese in un certo senso impone, ma "Èlan" sa avere altri pregi: nonostante una Jansen che pare cantare ingoiando il fiato (soprattutto nella prima parte del brano), il singolo apripista si fa apprezzare per essere il classico "grower", ovvero composizione assai trasparente ed insipida agli inizi, ma che spinge al riascolto con subdola naturalezza e, nel farlo, svela il suo latente potere di penetrazione. In definitiva, quindi, un pieno successo a fronte degli obiettivi che ogni primo singolo dovrebbe possedere, e questo al netto degli evidenti punti deboli già enunciati.
A fare da contorno, la circostanziale b-side che può essere tranquillamente ignorata ai fini dell'economia artistica del gruppo (anche se appare, timida, una volontà da parte di "Sagan" di riprendere un senso armonico che richiama "Oceanborn" - e la civetta bianca nel video di "Èlan" torna ad avere un ulteriore senso), poi una versione con arrangiamento privo degli elementi rock della musica dei Nightwish di "Èlan" (e, curiosamente, qui l'epica torna a battere più forte) ed il trascurabilissimo e sempre mal tagliato radio edit del singolo.

Nonostante un effetto sorpresa generalmente tendente a meno infinito, a conclusione dell'ascolto di questo singolo il sottoscritto sente di rassicurare i fan preoccupati e di trattenere i denigratori gratuiti: c'è chi urla alla fine dei Nightwish là fuori, ma è decisamente prematuro, proprio perché questa "Èlan" svela troppo poco di quello che ci dobbiamo aspettare da "Endless Forms Most Beautiful". Che sia un atto figlio di un'ispirazione oramai appassita, oppure un'intenzionale costrizione, oggi noi lo possiamo solo indovinare; ciò che sappiamo per certo, di contro, è che torneremo a breve ad ascoltarne ed a leggerne di cose interessanti sui Nightwish, ed è questa promessa - più che la musica in sé - a suggellare il numeretto che vedete qui sotto.




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