Neil Young
Live At The Cellar Door

2013, Warner
Rock

La purezza di un concerto si nasconde nell'essenzialità: con Neil Young riviviamo gli anni magici del rock
Recensione di Nicolò Rizzo - Pubblicata in data: 10/12/13

Quando si compiono 68 anni, di cui 48 di onorata carriera, ci sono molti modi per festeggiare. Si potrebbe, ad esempio, pubblicare il classico “best of” natalizio per mettere qualche soldino sotto l'albero, soprattutto se hai la fortuna di essere nato il 12 novembre. Oppure sfornare una bella raccolta di cover varie, magari di pezzi moderni (o magari natalizi), in cui dimostri di essere al passo coi tempi e di non essere quel dinosauro in attesa che qualche scienziato trovi la zanzare che si è pappata il tuo DNA in modo tale che possa clonarti e dedicarti un parco a tema (ebbene sì, sto guardando “Jurassik Park”). Oppure, potresti pubblicare un tuo concerto di quarant'anni fa.

Il buon Neil Young, per fortuna, ha scelto l'ultima opzione, regalandoci una vera e propria perla, una rarità dal retrogusto storico che nessuno, intenditore o meno, dovrebbe trascurare. Che cos'è “Live At The Cellar Door”? E' un raccolta di alcuni estratti tratti da sei concerti tenuti dal cantautore canadese al Cellar Door di Washington tra il 30 novembre e il 2 dicembre del '70, che ci consente di apprezzare un Young nel pieno della sua gioventù creativa (per fortuna mai spenta) e anagrafica, fresco dell'esperienza dei Buffalo Springfield e del quartetto Crosby, Stills, Nash & Young e ormai giunto alla sua terza fatica solista “After The Gold Rush”. I brani estratti da questo disco, uscito nello stesso anno dei concerti di Washington, hanno decisamente il dominio assoluto della tracklist di questa raccolta, ma non per un semplice fattore promozionale (si parla ovviamente di quarant'anni fa): pezzi come “Only Love Can Break Your Heart”, “Don't Let It Bring You Down” e “Down By The River” sono la dimostrazione di come, una volta, fosse possibile fondere eleganza compositiva, poesia e innovazione per creare delle perle indimenticabili, dei veri e propri segni divini che, sentendoli eseguire da una chitarra senza sbavature e un piano decisamente toccante, ti fanno venire voglia di andare nella chiesa più vicina a voi e di scrivere sulla facciata “E' TUTTO VERO!” con una bomboletta.

Lasciando da parte possibili effetti di vandalismo mistico, l'ascolto di questo disco, oggi, è una vera e propria esperienza, che ci insegna l'ingrediente segreto per un buon concerto, troppo spesso sacrificato per una scenografia cosmica e una scaletta studiata con precisione teatrale: la spontaneità, che non coincide solo con l'improvvisazione, ma anche con un rapporto col pubblico che a volte è in grado, come in questo concerto, di creare un'esperienza magnifica, in cui pubblico e artista dialogano con un'intesa silenziosa che solo i presenti possono carpire. Non lo nego: sentire Young improvvisare al pianoforte (dicendo di essere obbligato a suonarlo dal contratto e scusandosi per aver preso poche lezioni), scherzare con il pubblico e ridere come un bambino alle proprie battute e improvvisare, crea una nostalgia incredibile.

C'è poco da fare: nel mondo dei concerti dal vivo (oggi), siamo in pieno barocco. Si punta ai fronzoli, allo stupore, alle fiamme, alle luci, agli effetti video e ad altre cose bellissime, che troppo spesso però offuscano quello che alla fine conta di più: l'artista. Con versioni acustiche di pezzi celebri come “Chinnamon Girl” e “Flying On The Ground Is Wrong”, Neil Young ci regala un prodotto d'altri tempi, che ci fa innamorare di un mondo sommerso, una Atlantide musicale che sembra essere relegata (salvo eccezioni), in quegli anni magici, in cui esistevano degli artisti in grado di rifiutare di essere filmati persino a Woodstock.

Con una certa nota di nostalgia, Young ci regala un disco indispensabile, facendoci riscoprire che, eliminando il “soverchio”, la purezza si nasconde nell'essenzialità. E' un reato gridare al capolavoro per un live?



01. Tell Me Why
02. Only Love Can Break Your Heart
03. After The Gold Rush
04. Expecting To Fly
05. Bad Fog Of Loneliness
06. Old Man
07. Birds
08. Don’t Let It Bring You Down
09. See The Sky About To Rain
10. Cinnamon Girl
11. I Am A Child
12. Down By The River
13. Flying On The Ground Is Wrong

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