My Dying Bride
The Manuscript [EP]

2013, Peaceville Records
Doom

Recensione di Stefano Torretta - Pubblicata in data: 18/05/13

I My Dying Bride, a breve distanza dall’ottimo “A Map Of All Our Failures” (2012), ci riportano nuovamente nei desolati, decadenti e lugubri territori che, da ventitre anni, sono il palcoscenico prediletto del quintetto inglese. “The Manuscript” è composto da quattro tracce che vanno a completare, senza nulla aggiungere, quanto da loro già espresso nell’album precedente, complice anche il fatto che tre delle tracce in questione sono state scritte e registrate nello stesso periodo di quelle di “A Map Of All Our Failures” presso i Futureworks Studios di Manchester (UK) sfruttando l’ottima produzione di Rob "Mags" Magoolagan.

La prima traccia, “The Manuscript”, ci introduce magnificamente nel tipico sound dei My Dying Bride, con le chitarre di Andrew Craighan e Hamish Glencross che riescono a tessere oscure melodie che trascinano l’ascoltatore nelle spoglie brughiere inglesi, mentre il violino di Shaun MacGowan riesce a ritagliarsi lo spazio dovuto, integrandosi magistralmente al lavoro degli altri musicisti senza andare a soffocarne l’operato. Con la successiva “Vår Gud Över Er” il registro cambia bruscamente: la voce di Aaron Stainthorpe abbandona quasi completamente i toni puliti che caratterizano le altre tre composizioni e si esibisce in un growling che ben si sposa con un tempo più veloce, degno della narrazione di una battaglia tra guerrieri lungo i pendii delle Highlands, ma che lascia comunque spazio a rallentamenti di velocità in puro stile My Dying Bride. La terza traccia, “A Pale Shroud Of Longing”, rallenta nuovamente la velocità e si affida ad un potente riff di chitarra ed al violino per supportare egregiamente Stainthorpe, meno cantante e più narratore del solito. Ma è con la traccia conclusiva, “Only Tears To Replace Her With”, che si ha la vera sorpresa: una nenia funerea aperta (così come verrà chiusa) da uno Stainthorpe più declamatorio che mai che non sfigurerebbe nel recitare poesie di E.A. Poe (simili sicuramente per atmosfere ed argomenti).

Pur trattandosi di un EP non ci troviamo di fronte a scarti o canzoni riempitive buttate lì solo per fare soldi vendendo un album in più: la qualità delle tracce è comunque di buon livello, la produzione è come sempre estremamente curata e, pur non arricchendo ulteriormente il già nutrito numero di capolavori dei My Dying Bride, farà sicuramente felici tutti gli estimatori della band.



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