Mono
Rays Of Darkness / The Last Dawn

2014, Temporary Residence Limited
Post Rock

Recensione di Fabio Rigamonti - Pubblicata in data: 18/03/15

La cortesia critica imporrebbe che, su due dischi venduti come entità separate, ci fossero due articoli e due valutazioni corrispondenti. Un atto dovuto, se solo l'operazione avesse un senso compiuto. Una premessa: avevamo lasciato i Mono in un'urgente necessità di cambiamento. Già una certa critica - non noi - aveva lamentato che, con lo scorso "For My Parents", la commistione tra post rock americano ed il sinfonismo nipponico fosse oramai un discorso trito e stanco, bisognoso quantomeno di una variazione nella punteggiatura, se non addirittura nei termini costituenti. Ahinoi, la reazione dei Mono a questa necessità non è stata delle più felici, dacché si è deciso di suddividere - chirurgicamente - il gemello siamese in due dischi dalle intenzioni note sin dai titoli: "Rays Of Darkness" avrebbe raccolto la parte rock, oscura, tormentata e tribolata della musica di Takaakira "Taka" Goto, mentre "The Last Dawn" il risvolto più luminoso, atmosferico ed emozionale.



Badate bene: "sinfonico" è un aggettivo che scompare tanto nella descrizione dei dischi, quanto nel sound del settimo - doppio - parto della band nipponica, sebbene l'orchestra, in sede di arrangiamento, venga utilizzata timidamente in "The Last Dawn". Ma non è questo fattore a portarci, oggi, a criticare aspramente l'esito dell'operazione, quanto il fatto che, nello scindere gli elementi che da molti anni caratterizza la musica dei Mono, si è persa completamente la magia e l'emozione che, palpitante, animava l'ultima decade della musica del quartetto.



E' d'altronde un concetto molto noto nella chimica: spesso non sono gli elementi base di una reazione ad essere interessanti, quanto il prodotto derivante della loro miscela. Il dittico "Rays Of Darkness" e "The Last Dawn" ribadisce questo concetto, per cui non ha senso scrivere due articoli separati per un'anima musicale dilaniata che, indebolita dallo scellerato intervento, non riesce più a penetrare ed a smuovere gli animi come il post rock di qualità deve saper fare. Non ha senso perché i dischi da soli non reggono il peso e lo sforzo del loro essere individui autonomi, e non è affatto casuale che, assemblando le parti migliori dei due episodi, si otterrebbe un prodotto più che discreto (principalmente, l'apocalisse dell'eco della chitarra di "Recoil/Ingite", il pianoforte laconico di "Katana", lo shoegaze ficcante di "Where We Begin" ed il richiamo commovente di "The Land Between Tides/Glory"), e a nulla vale uno sforzo ipocrita quale quello dell'uso del growl hardcore di Tetsu Fukugawa degli Envy su "The Hands That Holds The Truth" (primo uso di vocal nella storia della band): i Mono di oggi paiono una copia sbiadita di un Explosions In The Sky o di un This Will Destroy You qualsiasi. Una volta i Mono confezionavano walls of sound che, mentre li scalavi, ti ritrovavi via via sempre più emozionato e coinvolto; oggi, invece, ci sono minuti e minuti di droni incomprensibili ("The Last Rays") e lungaggini varie che, man mano procedono, l'unica cosa che riescono ad incrementare è l'intensità dello sbadiglio di chi ascolta.



Hanno tentato la mossa furba e facile, ma non gli è riuscita bene - a parte nell'artwork, davvero splendido ed ispirato. Ai Mono, per il futuro, serve davvero un quid nuovamente caratterizzante che li porti ancora ad essere un alfiere esotico ed imprescindibile di una scena musicale affollata che, di pedoni anonimi ed indistinguibili, ne ha già sin troppi.  





Rays Of Darkness
01. Recoil/Ignite
02. Surrender
03. The Hands That Holds The Truth
04. The Last Rays

The Last Dawn
01. The Land Between Tides/Glory
02. Katana
03. Cyclone
04. Elysian Castles
05. Where We Begin
06. The Last Dawn

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