Freedom Call
Master Of Light

2016, Steamhammer / SPV
Power Metal

Recensione di Costanza Colombo - Pubblicata in data: 21/11/16

C'è chi considera il 13 un numero sfortunato per via di quell'increscioso venerdì in cui quell'antipatico di Filippo il Bello tirò il suo certo scherzetto ai Templari. Ascoltando l'ultimogenito dei Freedom Call, pare che ai cavalieri che popolano l'immaginario dei tedeschi sia andata decisamente meglio. Il tredicesimo lavoro dei beniamini fautori dell'happy metal è infatti una favola a lieto fine fin dalla opener. Catchy, veloce e corale, avvolge e convince (almeno per la durata del disco), anche il più timoroso degli ascoltatori, a investirsi re in fulgente armatura e balzare in sella a un drago (uno di quelli che naturalmente allignano tra le liriche), destinazione vittoria. Squisito il passaggio a metà traccia (quello che ovviamente troverete "at the end of the rainbow").

Se poi la seconda asgardiana "Hammer Of Gods" poco aggiunge alla storia del power metal, già i primi secondi di "A World Beyond" non potranno non strapparvi un sorriso. Superlativamente veloce, filastroccante ed empatica, col suo "you'll never walk alone", è uno dei migliori pezzi del disco e conferma quanto già anticipato dalla opener e preannunciato da Chris Bay: i cori di questo album spaccano. Non che le parti strumentali siano da meno, basta anche solo il "canto" delle chitarre in questa terzo brano.

Fan di vecchia data, non impensieritevi per l'atmosfera vagamente più oscura della title track, o per i suoi giganti in marcia, anche ai giulivi Freedom Call spetta un minimo di sperimentazione al di fuori del loro francobollo di eterno entusiasmo. E, vedi sopra, non potrete restare indifferenti alle parti corali stile carmina burana.

Altra piacevolissima "anomalia" è la fiabesca "Craddle Of Angels" che, con la sua apertura acustica, trasporta istantaneamente al piano più alto della torre più incantata che la vostra indole fantasy possa immaginarsi. I suoi cori dolcemente cantilenanti vi culleranno, letteralmente, durante l'ascolto di quella che diventerà la vostra ballad-buonanotte ideale (a meno che non siate degli orchi barbuti e totalmente insensibili). O che vi sveglieranno quando la traccia si animerà regalandovi il suo meglio. Buoni sentimenti (e ancora arcobaleni) a profusione.

Si resta nella più classica (ed epica) delle ambientazioni fantasy anche con la successiva "Emerald Skies" la quale sarebbe benissimo potuta essere stata inclusa nell'ultimo dei più giovani e freschi Twilight Force (volendo questo essere un complimento ai maestri più che agli allievi). Detto ciò, non ci si scosta poi particolarmente dalla retta via per il resto della tracklist fino a giungere alla conclusiva (e sensazionale) "High Up" le cui chitarre a festa, puntate verso "the infinite sky",  garantiranno non soltanto l'antidolorifico per i prossimi lunedì mattina ma vi faranno pure struggere in attesa che la band si decida a tornare su uno dei nostri palchi (a tal proposito... leggete quanto ci ha anticipato Chris Bay nella nostra ultima intervista).

Se siete dunque tra coloro che non si turbano facilmente per il fatto che la parola "rainbow" sia ripetuta qualcosa come 86 volte (si fa per dire) in un unico booklet, regalatevi questa nuova (e a tratti sperimentale) dose di sano, sacrosanto e happy power metal e concedetevi di sognare sulle note di chi ha fatto della vostra felicità la propria crociata. Tanto per fare i sofisti criticoni (e imbronciati) c'è sempre l'indomani.



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