Marlene Kuntz
Nella Tua Luce

2013, Sony Music
Alternative Rock

Una delle band più importanti del rock italiano ha finalmente ritrovato l'ispirazione più prolifica e genuina.
Recensione di Andrea Mariano - Pubblicata in data: 31/08/13

Prima di pigiare il tasto “play” sullo stereo e far partire un nuovo album dei Marlene Kuntz, è necessario, è d’obbligo ricordarsi ogni volta una semplice ma imprescindibile regola: ascoltarlo ripetutamente, a più riprese, rifuggendo la tentazione di sentenziare un giudizio definitivo dopo un solo (seppur attento) ascolto. In questo ed in nessun altro modo si potrà evitare il drammatico errore di credere di essere dinanzi ad un capolavoro o ad un disastro senza precedenti.

È dunque con fare un po’ cauto che ci avviciniamo a “Nella Tua Luce”. Una volta preso il supporto ottico in mano (si, il sottoscritto è un irriducibile sostenitore del supporto fisico altrimenti noto come CD), lo inseriamo nello stereo e pigiamo “play”. Il primo ascolto è fuorviante, il secondo ci porta ad un’attenzione maggiore, il terzo ci ricorda che i Marlene Kuntz hanno alle spalle una carriera in bilico tra impetuosi arrangiamenti rock e testi aulici, tra esplosività rock e necessità di placare l’incendio attraverso limpide note acustiche, sempre e comunque alla ricerca di quella ispirazione che, forse, ad un certo punto anni fa quasi sfuggì loro di mano.

Quasi fosse un discendente di Virgilio e Dante, nella title track che apre l’album Godano si rivolge alla ninfa Clizia e a colei che assurge come sua personale Beatrice affinché possa trovare ed afferrare il guizzo creativo, l’ispirazione ed il genio che possano scolpire nella mente altrui un ricordo, se non indelebile, quantomeno duraturo delle undici composizioni che dipingono le cadenze ora oniriche, ora graffianti e dissonanti dei Nostri. Bisogna dire, ops, scrivere che dopo ripetuti ascolti, ben più di un episodio rimane incuneato nel petto dell’ascoltatore: il solido singolo “Il Genio (L’Importanza Di Essere Oscar Wilde)”, l’evocativa ascendenza di “Catastrofe”, l’irruenza con sferzate degne dei primi C.S.I. insita in “Seduzione”, il noise rock domato di “Senza Rete” sono senza dubbio i momenti durante i quali chi ascolta si lascia andare ad un pur piccolo sussulto, un andamento ondulatorio del capo, un accompagnare con la propria voce i testi. Gli altri brani non citati si attestano ad un altrettanto buon livello compositivo (la profonda “Adele”, in cui si affronta con delicatezza decadente il fenomeno dello stalking e del femminicidio), seppure qualche sbavatura non manchi (l’ironica “Giacomo Eremita” è forse la meno riuscita, ma ciò non significa sia una brutta traccia), nonostante non intacchi drammaticamente la bontà intrinseca dell’album.

“Nella Tua Luce” è inoltre il primo album interamente prodotto dai Marlene Kuntz, e possiamo concordare con Cristiano Godano quando lo descrive come un “punto di ripartenza” per la carriera dei Marlene. Di certo non è un ritorno alle origini (sarebbe stato sciocco ed inutile), quanto piuttosto un sapiente punto d’incontro tra quel che erano e quel che per un certo periodo sono stati con incosciente ed involontaria forzatura, rocker irruenti ma con un profondo animo lirico e cantautorale.

Paradiso etereo ed infuocato inferno finalmente si fondono con sorprendente efficacia, con buona pace dei detrattori più irreprensibili, con buona pace di chi vedeva i Marlene Kuntz irrimediabilmente lontani dall’ispirazione più sana e genuina: la ninfa Clizia e la novella Beatrice li hanno presi per mano, fissati amorevolmente negli occhi ed accompagnati passo dopo passo su una via non perfetta, non senza insidie da dover evitare, ma di certo giusta per loro, per tutti.



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