Magnus Karlsson's FreeFall
Magnus Karlsson's FreeFall

2013, Frontiers Records
Power Metal

Recensione di Federico Mainardi - Pubblicata in data: 07/06/13

After listening to Iron Maiden's “Piece of Mind” in the early eighties, Magnus knew that he was destined to play and write metal: questa frase emblematica, in grado di solleticare il cuore di tanti giovani (e meno giovani) che condividono il sogno di una vita fatta di musica, figura tra le note diffuse dalla casa discografica per presentare il debutto da solista di Magnus Karlsson. Chitarrista svedese già anima dei Last Tribe, membro dei Primal Fear e produttore per la Frontiers Records, Karlsson torna a far parlare di sé per le collaborazioni stellari che questo “Magnus Karlsson’s FreeFall” esibisce: tra i tanti nomi celebri, bastano i soli di Russell Allen (Symphony X, Adrenaline Mob), Ralf Scheepers (Primal Fear, Gamma Ray) e Mark Boals (Yngwie Malmsteen, The Codex) a far supporre che ci si trovi di fronte ad un lavoro di tutto rispetto. E invece il prodotto discografico in questione non è all’altezza delle aspettative. Senza girarci intorno: tutti i pezzi hanno delle qualità ma anche, e ben vistose, alcune pecche notevoli. La più ingenua delle quali è, se vogliamo, ascrivibile ad un peccato di vanità: “Magnus Karlsson’s FreeFall” è un disco ultratecnico, ma pompato a tutti i costi e abbastanza insipido.

La title track, dopo un intro trionfalistico, si attesta sugli stilemi di un power metal molto pomposo, che prima dell’attacco vocale ricorda Malmsteen: i suoni sono davvero massicci e la batteria bombastica costituisce la spina dorsale qui come in tutti i brani (a volte eccedendo, come nel rullato un po’ fuori luogo prima del refrain di “Stronger”). In mezzo ad una pioggia ipermelodica di note di chitarra, si profila un fattore che si riscontra praticamente in ogni brano: una sorta di frenesia, di compulsione alla velocità che sembra quasi fretta, e che appiattisce fortemente l’appeal emozionale delle composizioni. La seconda traccia, “Higher”, è forte di un ottima apertura maideniana, ma un po’ troppo brusco è l’attacco vocale del roccioso Ralf Scheepers. Inoltrandosi nell’ascolto si ingenera anche l’impressione che, per mettere in luce le ottime doti di Karlsson, i pezzi siano letteralmente costruiti intorno ai suoi molteplici assoli di chitarra, lunghi e tecnicamente ineccepibili ma poco comunicativi. Valga, a titolo di esempio, il caso della succitata “Stronger”, in teoria una ballad, in cui però il secondo ed il terzo assolo diventano davvero al fulmicotone, non riuscendo a infondere quella scintilla emotiva in più che una performance più distesa avrebbe certamente favorito. Eppure in quest’album si segnalano anche elementi azzeccati, come la bella sfilza di riff stoppati di “Not My Saviour” (uno dei brani più convincenti), l’ottimo finale operistico di “Last Tribe” o il gioco di voci sovrapposte di “Fighting”.

“Magnus Karlsson’s FreeFall” contiene alcuni buoni spunti, ma frullati insieme nella generale frenesia compositiva - a tratti stucchevole - e non finemente valorizzati, per un risultato non indimenticabile. Da certi nomi e da certe collaborazioni ci si deve legittimamente aspettare molto di più. Peccato.



01. Free Fall (feat. Russell Allen)
02. Higher (feat. Ralf Scheepers)
03. Heading Out
04. Stronger (feat. Tony Harnell)
05. Not My Saviour (faet. Rick Altzi)
06. Us Against The World (faet. David Readman)
07. Our Time Has Come (faet. Mark Boals)
08. Ready Or Not
09. Last Tribe (feat. Rickard Bengtsson)
10. Fighting (feat. Herman Saming)
11. Dreamers & Hunters (feat. Mike Andersson)
12. On Fire

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