Mad Season
Above

1995, Columbia
Alternative Rock

"I fear again, like then, I've lost my way
And shout to God to bring my sunny day."
Recensione di Sophia Melfi - Pubblicata in data: 14/03/18

Tra il 1994 e il 1995, a Seattle si respirava un'aria diversa. "Above" è il solo ed unico album concepito dai Mad Season in un'epoca di cambiamento e rivoluzione di quello che era ormai un background pressoché standardizzato e bisognoso di novità. Un nuovo progetto, delle nuove musicalità, una nuova cura per riemergere "Above", il più in alto possibile. I Mad Season rappresentarono una frattura in quello che era lo scenario che sovrastava Seattle nei "maledetti" anni '90. Nonostante la presenza all'interno del gruppo di una delle voci più rappresentative e tormentate del genere, le influenze e gli stili adottati furono nettamente diversi. Dal rock, al blues, al jazz, la voglia di sperimentare e andare oltre è ben visibile, soprattutto quando si hanno strumenti in grado di toccare il cielo con un dito, come l'incredibile e struggente voce di Layne Staley, accompagnata dai potenti bassi cadenzati di Mark Lanegan, dalla chitarra e dall'estro di Mike McCready, dalla batteria di Barrett Martin e tanto altro. Le idee e le potenzialità che compongono questo unico e sensazionale "super-lavoro" sono molteplici e sono come un fuoco che necessita di essere acceso da ciascun ascoltatore, in maniera estremamente intima e personale. All'epoca molte testate giornalistiche definirono i Mad Season "a grunge group" o più propriamente un esperimento musicale, ma quello che rappresentarono fu molto più di una banale definizione.

 

Mike McCready fondò i Mad Season durante un durissimo percorso riabilitativo in clinica nel quale incontrò il bassista degli Walkabouts, John Baker Saunders, con cui decise di fondare quello che sarebbe stato uno dei super-gruppi più memorabili della scena musicale di Seattle. L'intenzione fu quella di riscattarsi e riemergere in superficie solo e grazie al potere salvifico e curativo della musica. Come McCready, tanti altri musicisti si trovavano nella medesima situazione, in un limbo di successo e sfacelo, di gioia e dolore. Tornati a Seattle, Mike McCready e John Baker Saunders convocarono il batterista Barrett Martin ritrovandosi improvvisamente all'interno di una splendida famiglia, pronti a creare qualcosa di nuovo e sensazionale. I Mad Season inaugurarono il loro rock alternativo e sperimentale con due celebri brani: "Wake Up" e "River of Deceit", eseguiti innumerevoli volte anche dal fratello Chris Cornell. E' solo a lavori inoltrati, tuttavia, che McCready si rende conto della mancanza di un elemento fondamentale all'interno del gruppo, di una voce che sia in grado di trasmettere le loro intenzioni e messaggi più profondi e nascosti, che sia in grado di toccare l'anima. La "ciliegina sulla torta" coinciderà con il coinvolgimento di Layne Staley, il cui contributo sarà a dir poco essenziale.  

 

La musica di "Above" incarna la metafora di una cura, una medicina per disintossicarsi dall'infernale stagione che Staley e compagni stavano attraversando. Croce e delizia, tormento e rimedio, è questa l'anima dei Mad Season, "the Season of drinking and drug abuse". Una missione spirituale quella di Staley che, com'era solito fare, riuscì ad unire in un unico binomio musica e parole al suo personale dolore e frustrazione, in un suono a metà tra Alice in Chains, Pearl Jam e rock ‘n roll anni '70, a cui anche il chitarrista Mike McCready si ispirò particolarmente. Nel 1995 l'album raggiunse l'apice del successo e nel 1997 il suo lento declino, per un inasprirsi dei rapporti all'interno del gruppo. Le condizioni di salute di Staley stavano progressivamente peggiorando verso una fine di cui tutti erano pienamente consapevoli, una conclusione desiderata e voluta per cessare, una volta per tutte, il dolore che lo tormentava ormai da anni. E così, come tutte le storie hanno un inizio e una fine, la storia dei Mad Season è stata vissuta pienamente da quei musicisti, amici e fratelli che hanno condiviso il proprio dolore con il resto del mondo, trasmettendo l'intenzione prima dell'album, ovvero la volontà di rialzarsi e combattere che purtroppo non tutti hanno avuto. Nonostante gli innumerevoli tentativi di risorgere che l'album "Above" impersonifica alla perfezione con le sue sonorità tormentate, struggenti e sanguinanti, il male ha trionfato sul bene e sulla vita stessa del gruppo. 

 

"Wake up young Man, it's Time to wake up", una voce e una chitarra combinate in un'acuta fusione di jazz e blues per approdare ad un ritornello che sbalordisce l'ascoltatore con un messaggio urlato, denunciato. Un destino consapevole e condiviso che si ritrova anche nel testo e nella musicalità contrastante di "River of Deceit", croce e delizia appunto:"My Pain is self chosen, the only Direction of flow is Down." L'ultimo ricordo è racchiuso nel brano "Long Gone Day", un ricordo felice di una vita pienamente vissuta, nel bene e nel male, tra la voglia di volare sempre più in alto e la paura di cadere in un baratro di desolazione, senza ritorno. Il potente timbro basso di Lanegan si unisce simbioticamente alla voce bianca ed energica di Staley che esige ricordare la sua giovinezza e spensieratezza prima di approdare al buio più totale della sua esistenza:"Am I the only One who remembers that Summer? Oh, I remember, every Day, each Time the Place was saved the Music that We made, the Wind has carried all of that away. Long Gone Day."

 

"Come allora ho paura.

Ho perso la mia strada.

Urlo al mio Dio affinché mi riporti quei giorni di sole." 

 






1. Wake Up
2. X-Ray Mind
3. River of Deceit
4. I'm Above
5. Artificial Red
6. Lifeless Dead
7. I Don't Know Anything
8. Long Gone Day
9. November Hotel
10. All Alone

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