Machine Head
Machine Fucking Head Live

2012, Roadrunner Records
Thrash

Recensione di Stefano Risso - Pubblicata in data: 23/03/13

Chiunque abbia visto dal vivo i Machine Head, fan adoranti o semplici spettatori di eventi, sarà rimasto certamente colpito dalla ferocia e dalla compattezza dei quattro (ormai i tre, visto lo split con Adam Duce) di Oakland. Potranno anche non piacere, ma tra le poche cose oggettivamente indiscutibili in ambito metal, c'è sicuramente la resa live degli americani.

A distanza di nove anni da “Hellalive”, un live che visse una genesi, contrattuale e artistica, decisamente difficile per Flynn e compagni (lo sciagurato periodo nu metal non verrà mai cancellato del tutto), i Machine Head possono ripresentare una pubblicazione dal vivo senza il patema di giudizi inferociti da parte del proprio pubblico. I nostri infatti ci hanno decisamente viziato in questi anni, con una tripletta di album di grande valore artistico, tra cui il capolavoro indiscusso “The Blackening”, quindi le uniche remore su “Machine Fucking Head Live” possono riguardare unicamente la reale necessità di un doppio album live, registrato in giro per il mondo nel tour a supporto dell’ultimo “Unto the Locust”. Un passaggio obbligato per certi versi e considerati altri esempi di ipersaturazione di live e riedizioni in casa Roadrunner Records (chi ha detto Slipknot?), un nuovo capitolo della discografia non è certamente da disdegnare.

Anzi, considerando la qualità di “Machine Fucking Head Live”, si gode non poco durante l’ascolto, non faticando a ricordare (per chi ha assistito a un loro concerto) l’inferno che i nostri riescono a scatenare sopra e sotto il palco, per chi ha l’ardore e l’imprudenza di accalcarsi nelle prime fila. La scaletta la leggete voi stessi, quindi poco da dire da questo punto di vista: giustamente privilegiati i brani più recenti, ma senza dimenticare i capitoli precedenti (anche quelli più dibattuti), con una prestazione della band che rispecchia fedelmente quello che si è ascoltato in presa diretta. Tecnicamente ineccepibili, persino più veloci e aggressivi delle versioni su disco, con un Flynn mai domo nell’incitare il pubblico (che si fa sentire senza prevalicare) e con le solite problematiche dal punto di vista vocale. Il frontman è brutale ma soffre nei passaggi più puliti e difficili (qualche stecca non manca), così come l’ex bassista Duce alle backing vocals.

Poco male comunque, perchè la resa sonora è pressochè perfetta, tanto da sospettare un bel ritocchino in studio e, come già detto, la prova globalmente è di grande grande sostanza. Due ore scarse di metallo fuso pronto a colarvi nei timpani, “Machine Fucking Head Live” è un’uscita che potrà far felici i fan accaniti della band e l’occasione per qualche neofita per avvicinarsi a una formazione seminale in grande forma.



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