Lunatic Soul
Fractured

2017, Kscope
Progressive Rock

Tra due leg del tour con i Riverside, Mariusz Duda si prende il tempo per sperimentare e incidere le proprie emozioni su un disco che è sicuramente tra i più sorprendenti e meglio riusciti dell'anno.
Recensione di Federico Barusolo - Pubblicata in data: 04/10/17

Mariusz Duda è senza dubbio uno degli artisti più interessanti che il panorama progressive europeo abbia prodotto negli ultimi vent'anni. Se la sua consacrazione come tale è avvenuta attraverso una band come i Riverside, altrettanto degno di particolare attenzione è il suo progetto solista che prende il nome di Lunatic Soul e che, in virtù appunto di progetto solista, esplora ancor meglio l'immenso universo musicale e tematico all'interno della mente del musicista polacco.


Giunto con "Fractured" alla sua quinta fatica in studio a questo nome, Duda prende distacco dai precedenti capitoli e si concentra ora sulle tematiche che hanno segnato l'ultimissimo periodo della sua vita, dal quale il soundscape prende una forma decisamente rinnovata. I toni passano dall'epicità quasi cinematografica di "Walking On A Flashlight Beam" a un intreccio di tracce sonore che portano con loro tratti talvolta riconoscibili, talvolta innovativi, ma comunque tutti concordi nel conferire a "Fractured" un'aria diversa, segnata da suggestioni decisamente più intime e personali. Non che si tratti, da un punto di vista tematico, di caratteristiche aliene alla discografia precedente, anzi, ma questo lavoro lascia la sensazione che si sia probabilmente raggiunta la dimensione perfetta per l'anima lunatica di Duda.


Ecco perché, quando ci viene descritto come un album molto accessibile, siamo d'accordo solo in parte. Serve infatti una certa conoscenza di questo musicista per poter immaginarne la soddisfazione nel chiudersi in uno studio e dare sfogo a quegli stati d'animo fortemente personali dai quali nasce, per esempio, "Anymore", dedicata alla scomparsa del padre. La voce, più centrale che mai, è dimostrazione del perenne stato di ottima forma di un Mariusz che si diverte a modularla ed inserirla all'interno delle tracce elettroniche di stampo minimale (come avviene nella bellissima "Red Light Escape"). Non si tratta però di sporadici divertissement, ma di elementi che determinano l'ossatura dell'album (visto che includono una buona parte delle ritmiche), fornendo la tela sulla quale gettare il colore di strumenti più caldi e "tradizionali". Il piano sul finale di "Blood On The Tightrope", il sax di Marcin Odyniek in "A Thousand Shards Of Heaven" (e non solo), gli archi, la pulizia della chitarra acustica in perfetto stile Lunatic Soul. Tutte componenti che si alternano, si sovrappongono alle ritmiche creando melodie che si evolvono e si ripetono fino ad entrare in testa, zittendosi solo per lasciare spazio alla seconda voce dell'artista. Sì, perché il basso rimane, ovviamente, l'elemento strumentale più riconoscibile, come riconoscibile è l'uso sapiente che ne viene fatto nel bel mezzo dei pezzi, per spaccarli, fermarne le trame e farle rinascere piano piano attorno ai caratteristici riff (quello della title track non può non ricordare "Towards The Blue Horizon" dei Riverside).


Insomma, "Fractured" è un lavoro talmente ricco che non possiamo far altro che consigliarlo assolutamente, sia ai frequentatori della nicchia di Mariusz Duda, che agli amanti della musica in generale. Ecco infatti la parte in cui concordiamo riguardo all'accessibilità di questo disco: quasi 55 minuti in cui c'è tutto il fascino dell'artista polacco. Elementi classici, elementi nuovi, tempi veloci, tempi lenti, persino influenze dagli anni '80 e '90 che Duda ha voluto inserire nelle tastiere e nella batteria come tributo; tutte caratteristiche che se dovessimo riassumere in un brano, sarebbe senz'altro la già citata "Red Light Escape", assoluta chicca dell'album.


In un periodo in cui la musica prog, sulla scia di Steven Wilson e del suo controverso "To The Bone", vive un vero e proprio scisma rispetto ai suoi canoni più rigidi e tradizionali, anche un musicista come Mariusz Duda, seppur in modo meno plateale, mette in gioco le sue idee e i suoi orizzonti più innovativi, creando musica sì più accessibile, ma per nulla scontata e assolutamente vera. Ecco perché "Fractured" rappresenta senza dubbio il punto più alto della già interessantissima discografia nella quale si va ad inserire.





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