Les Discrets
Prédateurs

2017, Prophecy Records
Post Rock/Trip Hop

Recensione di Pamela Piccolo - Pubblicata in data: 17/07/17

A cinque anni di distanza da “Ariettes Oubliées”, Fursy Teyssier torna con Les Discrets e il loro terzo album in studio “Prédateurs”.
 
Il progetto musicale parallelo di Teyssier riapproda con un cambio di stile: abbandonati i dettami folk e post-black metal, esso assume connotati più elettronici, trip hop e post-rock di nuova generazione. Il terzo capitolo della band francese marca, quindi, un nuovo punto di partenza per lo stesso Teyssier e per Audrey Hadorn.
 
Immediatamente proiettati tra i fotogrammi delle pellicole de “Il Giardino Delle Vergini Suicide” di Sofia Coppola e di “Paranoid Park” di Gus Van Sant, il sole e il freddo marzolini compongono “Virée Nocturne”. Il synth rasenta freddezza e distanza, le quali ben si intersecano e oppongono a un sound morbido e delicato delineato dal canto francese che è sempre velluto sulla pelle. Un bel ritmo - semplice, ma “bello” è l’aggettivo esatto - ha “Les Amis De Minuit”. La fusione delle voci maschile e femminile vaporizza con brio e vivacità il componimento. Ricorda i Callisto “Vanishing Beauties”, primo di due brani in lingua inglese i cui echi tengono viva la filosofia cinematografica dei summenzionati Coppola e Van Sant (Fursy è un artista a tutto tondo, dunque concilia poesia, musica, illustrazione e cinema).
Una ballata notturna accudita da un organo sfocia in “Fleur Des Murailles”. Le sue liriche provengono dal poema “Je respire ou tu palpites” di Victor Hugo, che i Les Discrets trasportano in una forma musicale quasi ossessiva. 
Sono liquide le melodie di “Le Reproche”. Lontani dai fasti degli albori, i Les Discrests hanno maturato eccessivo trasporto per il trip hop. Dal decadentismo degli album precedenti, l’allora trio, oggi duo, sposta il nostro sguardo verso un paesaggio brullo e desolato, talvolta alla luce del giorno, talvolta al buio di una notte vista con gli occhi di un lavoratore o di un viveur. Evolversi rimanendo ancorati alle proprie radici non è semplice. Che la dipartita di Winterhalter e di Neige abbia forse fatto luce sulla personalità dei Les Discrets? La copertina di “Prédateurs” sembra rimandare agli studi di Muybridge sul movimento. “Prima ancora che del movimento, l’immagine fotografica è l’illusione dell’immobilità”, si legge in un trattato. Cos’è l’uomo se immobile? Cosa sarebbero i Les Discrets se Winterhalter e Neige non si fossero concentrati sugli Alcest?

Languida è “Les Jours D’Or”. Fursy ha dichiarato che “Prédateurs” è un album molto cupo, sebbene si ritagli i suoi barlumi di speranza, e questa è la traccia che, per come si conclude, preferiamo. “Rue Octavio Mey” e “The Scent Of Spring (Moonraker)” sono un perfetto esempio di quelle sensazioni vaghe e ovattate che disegnano questo disco. La natura si fa imbrigliare dalla profonda voce di Fursy e dalla sua chitarra acustica, le quali lievemente si spostano verso un doom carico di trip hop.
Strumentale è, infine, il brano di chiusura. “Lyon - Paris 7h34” e “Prédateurs” sono l’uno il prosieguo dell’altro. Inserite il CD nello stereo della vostra macchina, non vi saranno sentimenti spezzati, bensì integri e continuativi. Come un rumore di sottofondo chiude la decima canzone, così vi apre la prima. In un cerchio concentrico che non ha rottura ne cesura. 

Trasuda di carica emotiva ed emozionale il nuovo capitolo nella discografia dei Les Discrets. Non convincerà il primo ascolto, voi datene un secondo. Nonostante il differente stile musicale a cui eravamo soliti, quel che è nato dalla mente di Fursy è ancora genuina intimità condivisa. 

“I discovered when we suffer, we suffer as equals”.




01. Prédateurs
02. Virée Nocturne
03. Les Amis De Minuit
04. Vanishing Beauties
05. Fleur Des Murailles
06. Le Reproche
07. Les Jours D’Or
08. Rue Octavio Mey
09. The Scent Of Spring (Moonraker)
10. Lyon - Paris 7h34

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