36 Crazyfists
Lanterns

2017, Spinefarm Records
Metalcore

I 36 Crazyfists tornano con un disco luci e ombre, in cui l'equilibrio tra energia e melodie che li ha fatti apprezzare cede e vede la band spingersi in direzioni diverse e difficilmente conciliabili.
Recensione di Matteo Poli - Pubblicata in data: 30/09/17

Parlando di metalcore, i 36 Crazyfists non fanno né hanno mai voluto far parte dell'ala oltranzista. Nella loro carriera hanno alternato glorie e crisi, dischi validi ad altri meno e l'ispirazione ha spesso altalenato. Alcuni video fortunati, il carisma e le qualità del cantante, il seducente mix di durezze e dolcezze, contratture e aperture hanno assicurato loro la presa su un pubblico ampio ed eterogeneo; sembra però che abbiano idee poco chiare sulla direzione da intraprendere per rendere davvero matura e definitiva la loro proposta. Così pare, ascoltando "Lanterns", e con ancora nelle orecchie i successi del recente passato (l'ottimo "Time And Trauma"). Le durezze non mancano, come si sente nella traccia di apertura "Death Eater", il brano più incisivo, nel quale il growling e il cantato pulito palleggiano su un riffing mozzafiato; o in "Sleepsick" che, senza rinunciare ad aprire, ci cade sulle orecchie come una mazzetta da venti chili: brani in cui il cantante mostra come forse mai prima d'ora la sua bravura nel passare dal pulito al growling; oppure nella trascinante "Damaged Under Sun" che corre tra il mid tempo teso della strofa e l'apertura martellante del refrain.


In "Wars To Walk Away From" e "Laying Hands" prevale invece la componente più emozionale, che nella nervosa quasi-ballad "Sea And Smoke" si fa riflessiva, e poi meditativa e sommessa nelle ballads (senza il quasi, e con chitarra acustica) "Where Revenge Ends" e "Dark Corners". Una semi ballad e due ballads: dunque la band alaskana si dirige verso una svolta più intimista? A metà dell'ascolto, si ha la sensazione che abbia optato per una strategia rischiosa spingendosi contemporaneamente in due direzioni opposte e ardue da conciliare, ovvero aperture e melodie che flirtano col pop nei refrain e altrove durezze prossime al metal tout court.


Sulla validità non si discute: lo confermano "Better To Burn" , "Bandage For Promise" e "Below The Graves" tra le altre; anche la produzione è in linea col sound che ci aspettiamo da lei. Ma sembra che si voglia ricalibrare il tiro senza una strategia definita, come - si direbbe - illustra la spaesata figura che campeggia in copertina. Album non mediocre ma neppure del tutto convincente, che fotografa la band in un momento - a nostro sentire - di rallentamento e riflessione, che spesso prelude a grandi cambiamenti. Vedremo.





01. Death Eater
02. Wars To Walk Away From
03. Better To Burn
04. Damaged Under Sun
05. Sea And Smoke
06. When Revenge Ends
07. Sleepsick
08. Bandage For Promise
09. Laying Hands
10. Below The Graves
11. Old Gold
12. Dark Corners

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