Lacuna Coil
Broken Crown Halo

2014, Century Media
Gothic

I Lacuna Coil tornano a suonare come i Lacuna Coil...
Recensione di Marco Belafatti - Pubblicata in data: 27/03/14

In Italia vige una regola: se fai successo all'estero con i tuoi dischi sei sicuramente un “venduto”. Tutti bravi, quindi, a insinuare che i Lacuna Coil valgano poco o nulla. Tutti bravi a puntare il dito contro Cristina Scabbia e soci, rei di aver commesso chissà quale reato esportando il loro rock/metal al di là dell'Oceano. Certo, dopo “Comalies” qualcosa si è irrimediabilmente inceppato nella macchina macina-successi che fu il sestetto milanese negli anni d'oro del gothic, e non saremo noi a negarlo. Ma trovate un'altra band che abbia avuto il coraggio di tentare il “grande salto” nel mondo del mainstream senza rinunciare minimamente alla propria integrità. E sì, “Shallow Life” e “Dark Adrenaline” sono dischi tutt'altro che memorabili, ma la soluzione a tutti i problemi dei Nostri è sempre stata lì, ad un palmo di naso, come le hit “Trip The Darkness” e “Kill The Light” lasciavano piacevolmente supporre. Nel 2014 i Lacuna Coil hanno finalmente appreso la lezione, componendo un disco, “Broken Crown Halo”, che non li riporta ai fasti (?) di dodici anni fa, ma di certo salva la faccia alla band, riassestandola su standard qualitativi dignitosi.


In un periodo in cui il 90% degli artisti in circolazione soffre della cosiddetta “nostalgia retromaniaca”, un po' come i padrini Paradise Lost prima di loro, i Lacuna Coil riscoprono le proprie origini. E via di riff oscuri, comparsate di growl e malinconici archi sintetizzati come se, per la gioia del genere umano, dovesse piovere da qui alla fine del mondo. Scherzi a parte, l'operazione retrò è evidente ma per nulla fine a se stessa: se il risultato di cotanto mal d'archivio è il ritornello dannatamente catchy di “I Forgive (But I Won't Forget Your Name)”, l'atmosfera apocalittica di “Cybersleep” (con una Cristina Scabbia impressionantemente espressiva), o il nu-metal ferale di “Nothing Stands In Our Way”, è quasi impossibile lamentarsi. Così come quando i Paradise Lost – ancora loro, ma stavolta parliamo di quelli in fissa col synth-pop – fanno capolino tra le atmosfere orientaleggianti di “I Burn In You”, mentre il sogno traslucido di “One Cold Day” pone il sigillo finale su questa settima pubblicazione: un gothic metal invecchiato decisamente bene, verrebbe da dire.

Il segreto della ritrovata armonia? Evitare di suonare come una brutta copia dei Korn. Il segreto per apprezzare “Broken Crown Halo”? Chiudere un occhio sul manierismo di “Die And Rise”, unico neo evidente di un come-back discografico che, una volta tanto, non ha dimenticato che il pubblico vuole semplicemente ascoltare delle “belle canzoni”. Segreto finale: fare finta di essere tornati nel 2002, o che i Lacuna Coil non siano italiani.





Speciale
ESCLUSIVA: guarda il making of di "BCCIV", nuovo album dei Black Country Communion

Intervista
Steven Wilson: Steven Wilson

Speciale
PREMIERE: ascolta "Novacaine" il nuovo singolo dei 10 Years

Speciale
PREMIERE: guarda il video di "Gutter Ballet" interpretata dai Cryptex

LiveReport
Wacken Open Air 2017 - Wacken 03/08/17

Recensione
Judas Priest - Sin After Sin