Almanac
Kingslayer

2017, Nuclear Blast Records
Symphonic Metal

Recensione di Luca Ciuti - Pubblicata in data: 29/11/17

Si scrive Almanac, si legge Victor Smolski, senza neppure bisogno di andare a spulciare il nome tra le righe. La carriera del funambolo bielorusso può dirsi ormai definitivamente ripartita dopo il brusco licenziamento dai Rage. D’altra parte, il buon Victor aveva con sé tutte le qualità per aprire una nuova fase della sua carriera; inoltre la lunga e proficua militanza alla corte di Peavey aveva finito per lacerare i rapporti, modificare il sound della band e ridurre a zero le rispettive motivazioni. Che non tutti i mali siano venuti per nuocere, col senno di poi, lo si era capito già dal successo di critica e pubblico riscosso con il debutto degli Almanac, ben piazzatosi nelle classifiche dell’Europa Centrale.

Sull’onda di quel riscontro positivo scocca dunque l'ora del follow up, a meno di due anni dalprecedente “Tsar”. L’axeman a questo giro opta per un totale rinnovamento della sezione ritmica, confermando invece in blocco il tris di voci già all’opera sul debut. Niente che lasci presagire chissà quale rivoluzione, le coordinate di questa pubblicazione sono ben chiare dall’inizio. “Kingslayer” non passerà alla storia e strapperà forse qualche sbadiglio a chi su queste sonorità ha costruito anni di ascolti, ma è comunque un’opera inattaccabile sotto molteplici punti di vista. E’ senz’altro frutto del lavoro di un uomo solo, chitarrista, compositore, arrangiatore, unico mastermind del progetto. In una cornice di derivazione neoclassica, che ricomincia proprio dove si era interrotta la Lingua Mortis Orchestra, di fatto, Smolski aggiunge tutti i colori della sua tavolozza, riff rabbiosi il giusto, arrangiamenti sinfonici che richiamano da vicino certe cose dei Nightwish, chorus di quelli che più melodici non si può, e la solita resa impeccabile dal punto di vista della produzione. Un contesto tutto sommato gradevole ma avaro di sorprese, in cui le cose degne di nota si limitano alla ballad “Last Farewell”, decisamente fuori dai canoni delle torch song in ambito power metal, e a un paio di tracce nella seconda parte dl disco, ennesima prova tangibile del potenziale compositivo dell’ex Rage. Un termine di paragone azzeccato potrebbero essere gli ultimi Avantasia (“Headstrong”), di cui gli Almanac rappresentano una variante addolcita. Scelte artistiche, comunque le si voglia vedere: il triplo cantato non incide sulla componente teatrale, mentre tentare di dare un giudizio tecnico rischia di sfociare nella sagra delle ovvietà.

Sarebbe ingeneroso parlare male di “Kingslayer”, un disco registrato da un professionista con la p maiuscola cui, però, a conti fatti, sembra mancare qualcosa per spiccare il volo. Merita senz'altro qualche ascolto ma dubitiamo, e non ce ne voglia il grandissimo Victor Smolski, che quest'opera possa accattivarsi l'interesse del grande pubblico più del dovuto.




01. Regicide
02. Children Of The Sacred Path
03. Guilty As Charged
04. Hail To The King
05. Losing My Mind
06. Kingslayer
07. Kingdom Of The Blind
08. Headstrong
09. Last Farewell
10. Red Flag

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