Morbid Angel
Kingdoms Disdained

2017, Silver Lining Music
Death Metal

Recensione di Giovanni Ausoni - Pubblicata in data: 23/11/17

Quando nel 2011 l'uscita del deludente "Illud Divinum Insanus" sembrava rappresentare la definitiva decadenza dei Morbid Angel, in pochi avrebbero scommesso su un ritorno a fasti quantomeno accettabili.
 
Dopo una pausa di sei anni il gruppo floridiano, complice l'allontanamento definitivo di David Vincent e l'abbandono delle sperimentazioni elettroniche dell'ultima prova in studio, si materializza nuovamente in studio per un LP memore delle sonorità del passato: connesso al classico e particolare death metal del gruppo, denso, caliginoso e dalle venature doom, "Kingdoms Disdained" agita furente i tentacoli di una deiezione piroclastica in grado di spazzare in un solo colpo dubbi sedimentatisi negli anni. Elementi decisivi quali la produzione affidata al sodale Erik Rutan, il rientro di Steve Tucker  (qui l'intervista) e l'apporto di Scott Fuller, già batterista negli oscuri Abysmal Dawn, abile nel non far rimpiangere il mitologico Pete Sandoval, contribuiscono alla creazione di un disco dalle tematiche apocalittiche e fortemente iconoclaste.
 
Il pesante basso di Tucker apre "Piles Of Little Arms", titolo borderline da Cannibal Corpse, ma brano tutt'altro che divertente, anzi manifesto, probabilmente sin troppo carico, della volontà di una rentrée in grande stile: benché la sezione ritmica risulti piuttosto rumorosa nel missaggio in diversi luoghi, tuttavia Rutan riesce a catturare i punti di forza della band, portando in primo piano il sound sporco eppure organico caratteristico degli statunitensi. A tal proposito si percepisce senza fallo il marasma lavico e strisciante del riffing work di Trey Azagthoth che cola irrefrenabile dal pezzo iniziale al successivo, schiudendo il caotico portale di "D.E.A.D.", pista dal groove sulfureo e trasudante malevolenza. La psicosi di "Garden Of Disdain" parte con un attacco fulmineo, prima di schiantarsi contro un classico riff mid-tempo rievocante gli atmosferici capolavori degli anni ‘90, mentre la dissonante e untuosa "Paradigms Warped" possiede la brutale presa capace di schiacciare e ridurre in polvere qualsiasi ostacolo.
 
"For No Master" permette davvero a Fuller di dimostrare il proprio valore dietro le pelli, mantenendo con costanza animalesca un blast beat da drum machine. Il tremolo picking di "Righteous Voice" e "From The Hand Of Kings" conferisce effetti quasi black in stile svedese a tracce altrimenti prevedibili, al contrario di "Architect And Iconoclast", che sfodera lame acuminate al limite del grind. Se la stravaganza di "The Pillars Crumbling" e i clangori pseudo-industrial dell'unica composizione in 4/4, "Declaring New Law (Secret Hell)", rappresentano le soluzioni meno felici del platter, la violenta chiusura di "The Fall Of Idols", in grado di trinciare teste in ferale sequenza, risolleva le sorti dell'album, conducendolo in prossimità delle maligne vette di "Gateways To Annihilation" (2000) ed "Heretic" (2003).
 
Genocidi, torture, divinità vendicatrici: l'universo Morbid Angel declinato in quarantasette minuti senza respiro, in bilico tra modernità e tradizione e sempre teso alla ricerca di oscuri presagi e infernali miasmi. Non tutti i tasselli si incastonano alla perfezione e forse l'ardente desiderio di ripresentarsi sul palcoscenico dell'estremo sacrifica la cura di cui alcuni dettagli avrebbero necessitato; ciò nonostante la scia di sangue melmoso e demoniaco in grado di trangugiare intere civiltà che satura "Kingdoms Disdained" lascia impronte alle quali non si può restare completamente impassibili.

 





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