Kasabian
For Crying Out Loud

2017, Sony Music
Pop Rock

Una "Good Fight" tra generi e aspettative, i Kasabian sanno come fare tendenza.
Recensione di Francesco De Sandre - Pubblicata in data: 07/05/17

Ci sono i Daft Punk ma non è un featuring. Atteso come pochi, sorprendente come tanti – nel senso che una sostanziale prosecuzione del cammino intrapreso in 48:13 era facilmente prevedibile – For Crying Out Loud è il ritorno dei Kasabian, una deliziosa metafora del vivere moderno.

 

Anticipato dal singolo “You’re In Love With A Psycho, il sesto album dei Kasabian è l’ambiente – e per certi aspetti anche l’ambient (music) – in cui il funk newyorkese incontra non un nuovo genere, non l’evoluzione di una particolare corrente, ma semplicemente Sergio Pizzorno, che al Sergery, il suo personale studio a Leicester, catechizza con i principi dello Space Pop la (ex) band più promettente del Modern Rock, andando a miscelare Disco e Smooth Jazz – gli oltre otto minuti di "Are You Looking For Action" ne sono la conferma più lampante – e influenze prelevate da tempi e spazi lontani.

 

L’intenzione dichiarata da Sergio Pizzorno (voce e chitarra), Tom Meighan (voce), Chris Edwards (basso), Ian Matthews (batteria) and Tim Carter (chitarre) era quella di far in modo che fossero le chitarre a essere le protagoniste assolute, ma ad eccezione della speranza che emerge per pochi istanti in “Comeback Kid” e “Bless This Acid House” – altro esempio di come le intenzioni di un album concettualmente e contenutisticamente attuale siano più che mai scoordinate da un suono che propende ai decenni del grande Rock britannico – For Crying Out Loud non assume, in questo senso, le prospettive sperate.

 

Se un pezzo non ti arriva nelle prime 4 battute allora è finita, così mi sono buttato a lavorare con questa classica attitudine old-school di scrittura”. Categorico e funzionale, Pizzorno la pensa così, e dalla sua stanza dei bottoni ai palchi di tutto il mondo continua a seminare zizzania sonora tra i seguaci di diverse correnti artistiche. Ma con quattro album saliti al #1 della classifica UK, e più di 5 milioni e mezzo di copie vendute dagli esordi ad oggi, chi può dubitare che stia – ancora – sbagliando?





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