Karnivool
Asymmetry

2013, Cymatic Records/Sony
Alternative/Prog Rock

Dal caos più sconclusionato alle armonie più emozionanti: il salvataggio in extremis dei Karnivool
Recensione di Riccardo Coppola - Pubblicata in data: 27/07/13

Ci sarà senz'altro qualcuno che, messo in allerta dal genere e dall'evidente assonanza con la parola Tool, si farà subito un'idea di questi Karnivool come ennesimi insignificanti emuli della band di Maynard James Keenan. Un'associazione immediata ma in realtà un po' ingiusta nei confronti del gruppo australiano, giunto alla terza uscita discografica dopo essersi ritagliato, specialmente in patria, una nicchia tutta sua tra gli act alt-prog di maggior successo, grazie anche a una notevole propensione per l'inserto soft (si ricordi il singolone "All I Know") che li ha piuttosto avvicinati, e parecchio, a gente come i Fair To Midland o i defunti Rishloo.

 

Innegabile, però, che le prime tracce di quest'ultima uscita in studio sembrino confermare le supposizioni dei malpensanti di cui sopra, i quali, scoprendo chitarrone impegnate in sconnessi tempi dispari e incomprensibili arzigogoli, si sentirebbero pienamente legittimati a inserire la band nella lunghissima triste lista popolata da Soen e consimili. Non potrebbe sortire un risultato diverso, d'altronde, un comitato di benvenuto affidato a "Nachash" e "A.M. War", complicatissimi garbugli di stop'n'go che richiedono una dedizione estrema per essere domati, ricomposti, compresi e infine riconosciuti come oggettivamente pessimi.

 

Tuttavia, lasciato scorrere tra la meritata indifferenza qualche altro interlocutorio episodio e giunti al finale di "Aeon", "Asymmetry" mostra come mai titolo fu più azzeccato per un album: tanto caotica e arruffata è la sua prima metà, tanto emozionante e memorabile è la seconda. Le sonorità precedentemente mescolate con un pizzico di presunzione e una certa casualità vanno adesso a comporre un mosaico finalmente armonioso, grazie alla riscoperta di una forma digeribile per i pezzi e di melodie toccanti, talvolta grandiose e solenni, comunque sempre pervase di una rarefatta, sognante delicatezza.

 

Così, passando per le dolcissime tastiere e i sussurri di "Float" e l'autentica sensazione di galleggiamento fra reale e onirico da essi veicolato, la radio-friendliness leggermente retrò di "Eidolon", la maestosa, fluida progressione della splendida "Sky Machine" (che entra con merito tra le cose più belle sentite in questo 2013), prende piede quell'impeto di fiducia che spinge ad aggiungere un mezzo punticino a quella che secondo logica dovrebbe essere una media aritmetica tra 4 e 8. Le perplessità iniziali vengono parzialmente fugate dalla riconsiderazione delle indiscutibili capacità compositive della band, e si tende a essere disposti a considerare l'iniziale eccesso di confuso narcisismo come un evitabile ma perdonabile incidente di percorso.





01. Aum

02. Nachash

03. A.M. War

04. We Are

05. The Refusal

06. Aeons

07. Asymmetry

08. Eidolon

09. Sky Machine

10. Amusia

11. The Last Few

12. Float

13. Alpha Omega

14. Om 

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