Kari Rueslatten
Silence Is The Only Sound

2017, Spindelsinn Recordings
Folk Pop

Recensione di Fabio Rigamonti - Pubblicata in data: 25/08/17

Ci si approccia a "Silence Is The Only Sound" della cantatutrice norvegese Kari Rueslåtten in modo non propriamente ottimistico: l'apripista con flavour country di "Chasing Rivers", per quanto apprezzabile, non va oltre la ballad alla Sheryl Crow, mentre il remake in inglese con l'arrangiamento tipico della produzione post "Other People's Stories" della Rueslatten di "Spindelsinn" - cavallo di battaglia del primo inciso solista in carriera - è decisamente troppo addomesticato (d'altronde, finezza per linguisti: "Spindelsinn" non si traduce esattamente come "Spellbound", e tutta la nuance horror del termine norvegese viene inesorabilmente "lost in translation").

Invece, il settimo inciso solista sa sorprendere in modo decisamente positivo per una dinamica di suono ed emotiva assolutamente consistente: da "Gone" con la sua chitarra elettrica solenne e le atmosfere symphonic-goth, al ritorno dell'elettronica ambientale su "The Harbour" o a quella glaciale e pop su "Saviour", per non tacere dell'interessante e pregevole crescendo che chiude la titletrack. Anche quando impegnata nel manierismo della ballad sentimentale, l'ispirazione della Rueslåtten è pulsante e viva, per cui "The Parting (Shine A Light)" vive di una vibrante e sincera emozione.

 

Disco dal flavour ancora più rock dei predecessori, in cui si avverte in modo estremamente marcato la produzione del chitarrista Jostein Ansens con cui la Rueslåtten collabora dai tempi di "Time To Tell", "Silence Is The Only Sound" si dimostra l'inciso meglio riuscito della seconda parte della carriera solista di Kari Rueslåtten, una netta ripresa dalla stanca del precedente "To The North" ed opera che annovera, tra i malus, unicamente un'ingenuità di fondo ed una sincerità eccessivamente molesta. Perché l'unico effetto speciale rimasto della carriera solista della Rueslåtten "matura" è la sua incredibile voce, e la musica non possiede più quella malizia, lungimiranza e coraggio in grado di coinvolgere chi non è già entrato in passato con l'universo sonoro della cantautrice. Ma non è questo un fatto che risulta rilevante né all'artista, né tantomeno al suo pubblico, lieto piuttosto di sapere che si ritroverà tra le orecchie un disco di pregevole pop rock venato di quel folk glaciale, melodico e commovente che solo l'estremo Nord dell'Europa è in grado di regalare.
 
Un'opera che sa comunque giustificare la presenza della Rueslåtten nel presente e fa tornare a sperare in un futuro carico di emozione.

 





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