Linkin Park
Hybrid Theory

2000, Warner Music
Crossover, Alternative Rock

Una formula innovativa ed efficace, capace di sconvolgere il mondo musicale fino ai giorni nostri.
Recensione di Mattia Schiavone - Pubblicata in data: 20/03/18

“I can't seem
To find myself again
My walls are closing in”

 

In questi tre versi potrebbe essere riassunta buona parte della forza dei Linkin Park, in grado di imporsi come una delle più grandi band rock della più recente generazione, grazie alla capacità di esprimere i propri disagi con un’emotività travolgente.  Pur polarizzando continuamente pubblico e critica, il sestetto ha messo in serie diversi album con numeri da capogiro, a partire dal leggendario esordio "Hybrid Theory", datato 2000. In un periodo in cui, dopo dieci anni sulla cresta dell'onda, il crossover iniziava a perdere colpi, sei ragazzi poco più che ventenni sono stati capaci di modellare ulteriormente la formula proposta da Korn e Deftones, rendendola maggiormente alla portata del grande pubblico. Le influenze contenute nell'album provengono infatti dai generi più disparati, ma poche volte sono state mixate con un'abilità simile e impregnate di un'emozionalità dall'impatto devastante. Il continuo passaggio da powerchord e urla alla pura melodia permette facilmente a chiunque di riconoscersi tra i brani, che sprigionano rabbia, malinconia e tutto il caleidoscopio di emozioni positive e negative che la vita di tutti i giorni ha da offrire. Ma limitare i meriti dei Linkin Park al solo impatto dei brani sarebbe ingiusto, oltre che errato. La band è riuscita infatti a tradurre tutte queste sensazioni in dodici tracce in cui tutti gli elementi si trovano in perfetto equilibrio e nulla è fuori posto. Durante i 38 minuti che compongono l'opera, i cali sono pressoché nulli e la media viene mantenuta sempre ad alti livelli, senza che un solo secondo di noia possa innescarsi.

 

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Fin dall'opener "Papercut", la band mostra senza segreti i suoi punti forti. La continua contrapposizione tra le chitarre abrasive come l'asfalto e le aperture melodiche, sono evidenziate anche dai due protagonisti assoluti dell'opera. Il rapper e master mind Mike Shinoda, con il suo flow veloce e incisivo sottolinea il ritmo incalzante, mentre il miracolato timbro vocale di Chester Bennington si trasforma continuamente, fino alla parte centrale del brano da pelle d'oca. Dai toni più alti è invece "One Step Closer", costruita su un riff efficace e sulle urla del cantante. La successiva "With You" è forse la traccia che dimostra meglio la maestria della band nell'unire atmosfere dark a beat hip hop e riff quasi metal, senza disdegnare l'elettronica. Tra i brani più malinconici e delicati si distingue "Crawling", in cui, attraverso una performance da applausi, il cantante esprime con dolore tutti i propri dissidi interiori. La melodia è protagonista anche della conclusiva "Pushing Me Away", con il suo delicato arpeggio, e della leggendaria "In The End", il brano più famoso dei Linkin Park. È però negli episodi più claustrofobici che la band riesce a dare il meglio. Partendo da "Points Of Authority", impreziosita da una devastante strofa rappata, tra i brani migliori del lotto figurano anche "By Myself", pezzo particolarmente dark in cui Shinoda e Bennington si completano perfettamente a vicenda, e soprattutto "A Place For My Head", un concentrato di rabbia sputata fuori attraverso delle strofe rap incisive e un Chester ancora una volta eccezionale sul bridge.

 

Da lodare sono anche i testi, che affrontano argomenti a tratti adolescenziali, ma vengono presentati con la giusta maturità, e soprattutto la produzione cristallina. "Hybrid Theory", con l'iconica copertina raffigurante un soldato stilizzato con le ali di una libellula, in grado di sottolineare l'anima ambigua, rabbiosa ed emozionante della sua musica, rimane ancora oggi uno degli album più venduti del terzo millennio. Ampiamente criticato dagli esperti del settore all'epoca della sua pubblicazione, la creatura partorita dai Linkin Park ha avuto un impatto difficilmente quantificabile sul panorama musicale di questi ultimi anni. Amato e consumato da milioni di adolescenti, che con questo disco hanno iniziato il loro bellissimo viaggio all'interno della musica (compresi quelli che dopo alcuni anni si sono incamminati verso altri lidi sonori), ha influenzato e aperto la strada anche a moltissime band, che ancora oggi, dopo quasi vent'anni indicano "Hybrid Theory" tra le proprie maggiori influenze. Poche altre volte abbiamo avuto il privilegio di ammirare una band molto giovane raggiungere un equilibrio musicale così efficace all'esordio.





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