Hacktivist
Hyperdialect

2021, UNFD
Grime Metal

Gli inglesi tornano sulla loro strada maestra in un mondo vicino al collasso, sperando di aprire i nostri occhi prima che sia troppo tardi.
Recensione di Giampiero Pelusi - Pubblicata in data: 23/06/21

Rap e metal hanno da sempre incarnato il concetto di borderline musicale, le note di confine, così lontane dalla comfort zone della pop music, così vicine allo spirito sovversivo che risiede nei meandri delle nostre anime. Due cuori pulsanti, ma in maniera asincrona: miscelarli è stato, da sempre, un azzardo notevole. È da questi cocktail ribelli che sono sbocciati gruppi del calibro di Limp Bizkit, Body Count, Rage Against The Machine, band che hanno, nel bene e nel male, rivoluzionato il mondo del nu metal, del crossover e del così detto rap metal, generi capaci di generare una vera e propria spaccatura tra gli ascoltatori del periodo e non solo. Una faida, se così possiamo chiamarla, che continua imperterrita nei giorni nostri, alimentando involontariamente lo sviluppo incontrollato del genere in questione.

 

Gli Hacktivist acquisiscono tale formula in collaudo da ormai trent'anni, rivestendola di un sound moderno ed attento al panorama metal attuale. Inglesi del Buckinghamshire, il quintetto fronteggiato dalla coppia di voci Jot Maxi/J. Hurley trasferisce brutalmente sul pentagramma tonnellate di sentimenti roventi, dichiarandosi paladini di una giustizia sociale ormai caduta nel baratro. "Hyperdialect" segue la scia del predecessore "Outside The Box", reinserendo nel caricatore invettive contro politica, classi sociali e industria musicale, proiettili sparati fuori senza risentimento attraverso i flow caratteristici dei due frontman, adagiati su una strumentale che pesca le sue fondamenta nel djent, nel prog e nell'alternative metal. Il risultato è tanto destabilizzante, quanto coinvolgente. Già dai singoli estratti veniva fuori, più vivida che mai, la caratura degli inglesi: "Dogs Of War" richiama a gran voce i Limp Bizkit di "Significant Other" a livello strumentale, con l'aggiunta di riff djent che si legano ad una spinosa denuncia della guerra e di chi, nei piani alti, la mette in moto. "Planet Zero", forse la traccià più furiosa del lotto, mette in luce i problemi di una società autodistruttiva, complice della sua stessa fine.

 

Gli Hacktivist prevedono e spargono in aria, come gas letale, le dolorose verità che non vogliamo accettare, pur essendo chiare di fronte ai nostri occhi. La title track continua l'opera di demolizione nei confronti della politica, quest'ultima strettamente collegata all'attività di controllo che i media esercitano sulle nostre vite, tema affrontato nella conclusiva "Reprogram". Il ruolo che gli Hacktivist si prefiggono di ricoprire nell'album e, in generale, nella loro idea musicale, è veramente molto, forse troppo, vasto. "Anti Emcees" si prepone di inveire contro un'industria musicale che antepone il valore economico a quello artistico, ma lo fa con liriche pompose e con una strumentale poco convincente, farcita di blast beat decisamente fuori luogo. "Lifeform" mette in mostra le abilità compositive di James Hewitt senza essere particolarmente ispirata a livello di testo, cosa che invece non accade nella devastante "Armoured Core", traccia che concede libero sfogo all'estro ed al flow dei due frontman, supportati dal talentuoso Kid Bookie.

 

L'ultima fatica degli Hacktivist non è un lavoro di facile approccio: un sound duro, oscuro, moderno ed una molteplicità di tematiche che toccano gli argomenti più disparati. Il quintetto inglese pensa, da sempre, in grande, ma il rischio di fare un miscuglio indigesto incombe dietro l'angolo. "Hyperdialect" è un buonissimo album, ma pecca, in alcuni punti, di mancanza di omogeneità. Ci sono gli highlights e, subito dopo, troviamo episodi dimenticabili, che riescono, però, a tenere la soglia di attenzione dell'ascoltatore ad un buon livello grazie ad un ensemble strumentale di tutto rispetto. Gli Hacktivist tornano sulla loro strada maestra in un mondo vicino al collasso, sperando di aprire i nostri occhi prima che sia troppo tardi.





01. Anti Emcees
02. Luminosity
03. Lifeform
04. Armoured Core (ft. Kid Bookie)
05. Turning Tables
06. Currency
07. Hyperdialect (ft. Aaron Matts)
08. Dogs Of War
09. Ultima Dies
10. Planet Zero
11. How Dare You Exist
12. Reprogram

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