Grimes
Art Angels

2015, 4AD
Elettronica/Pop

Recensione di Fabio Rigamonti - Pubblicata in data: 10/11/15

"Like, get up, this is what I see
Welcome to reality"

 

Se ci pensate, lunghe pause tra un disco e l'altro con, nel mezzo, la dichiarazione da parte dell'artista di aver ricominciato da capo un lavoro praticamente finito a seguito di reazioni negative da una piccola preview sotto forma di singolo: no, non sono mai segnali confortanti. Ancora peggio quando la stessa artista, per ringraziare i fan orientali (ancora prima dell'avvio della collaborazione con la rapper taiwanese Aristophanes), mette su Youtube una canzone - con tanto di video amatoriale - direttamente etichettata come scarto del travagliato disco in lavorazione, salvo poi ricevere nuovamente una valanga di insulti da parte di quegli stessi fan che non avevano apprezzato il primo tentativo, stavolta con una diversa accusa di demenza, visto che quello "scarto" era uno dei brani migliori mai composto dall'artista in questione.

 

Bene, appurato oggi che "Go" non c'è nella scaletta di "Art Angels" mentre "Realiti", fortunatamente, sì, è tempo di chiarire che Grimes, monicker dietro cui si nasconde l'affascinante e meraviglioso folletto nerd saltellante canadese Claire Boucher, non è quell'artista priva di fuoco e bilanciamento che il suo weird/pop/electroclash ha sempre lasciato intuire nei tre dischi precedenti.


Negli effetti, oggi possiamo considerare Grimes artista matura e consapevole proprio grazie al quarto opus "Art Angels", disco in cui la sognante deliranza della Nostra trova una forma più dritta, concreta e comprensibile.

 

Col pop? Certamente, ma non solo. Recuperando molti stilemi del power punk femminile anni '80, la Boucher innesta nella sua musica la chitarra elettrica, e ci porta verso nuovi orizzonti sonori iper-colorati e deformati dal suo vivido occhio alieno: dall'elegia country della soleggiata "California", al singolo ufficiale "Flesh Without Blood", concludendo con l'apoteosi di "Kill V. Maim", colonna sonora di un videogioco Atari scritta da un branco di Sweet Lolita inferocite sul ponte di Harajuku .

Oh, il sottoscritto già sa come i detrattori di questo lavoro vi lanceranno il loro disprezzo nei confronti di questa evoluzione di Grimes: vi diranno che il disco è troppo pop, che la magia dell'imprevedibilità - elemento fondante dell'arte della Boucher - è andato irrimediabilmente perso, che Claire è diventata una come tante.


Se è pur vero che brani con la nervatura acustica, in una sorta di visione post-"Music" di Madonna, daranno loro ragione (in particolare, "Belly Of The Beat" e "Pin"), ci sono così tanti episodi di qualità su "Art Angels" che riporteranno l'ago della bilancia nella giusta direzione critica.


Basterebbe anche solo citare superficialmente l'introduzione sinfonica, virata immediatamente sul synth, di "laughing and not bein normal", ma qui si andrà oltre, perché è impossibile non menzionare episodi di classe assoluta come "SCREAM" (brano tanto adatto per la colonna sonora di una scena pre-multiplo massacro a firma Quentin Tarantino, quanto per il dancefloor di ogni disco gay-friendly di gusto musicale sulla faccia del pianeta Terra), il featuring della splendida Janelle Monàe su "Venus Fly" (tribal jungle song con - udite udite - incredibilmente calzante break di violino celtico) o la ballad "Easilly", che sì all'inizio pare la canzone standard piano, voce e batteria elettronica di un'artista pop a caso al servizio del produttore qualunque, salvo poi svilupparsi in un meraviglioso break urban hip-hop sincopato e schizoide che solo il genio può suggerire.

 

Insomma: l'effetto sorpresa è garantito anche in questo "Art Angels", è solo il paesaggio ad essere mutato. Non sono più canyon di pianeti di altri sistemi solari quelli descritti dalla musica della Boucher, tanto esotici quanto desolanti e tendenti verso l'infinito. Stavolta, Grimes ci porta in una città venusiana, ricca di clubs, negozi di videogiochi e vestiti, ristoranti, bowling, fontane in centro in cui si riuniscono tanti giovani alieni colorati che socializzano condividendo status di Facebook e dolori (molti di questi brani sono splendide break-up songs), senza però mai perdere la loro vivace vitalità.


E tutta questa nuova varietà si traduce in pura energia ed entusiasmo, tanto che siamo qui a scrivervi che il mettersi a nudo di fronte alla realtà (di un confronto diretto col pubblico e la critica via web, di una delusione d'amore di troppo e troppo profonda) ha fatto sì che Grimes scrivesse il disco di musica electro-pop più convincente di questo 2015, primeggiando una gara ripiena di avversarsi più che agguerriti: praticamente imbufaliti.
E questo nonostante uno degli artwork più brutti mai concepiti dall'essere umano nella storia della musica tutta.

 

Scusate se è poco.





01. laughing and not being normal
02. California
03. SCREAM (ft. Aristophanes)
04. Flesh without Blood
05. Belly of the Beat
06. Kill V. Maim
07. Artangels
08. Easily
09. Pin
10. Realiti
11. World Princess part II
12. Venus Fly (ft. Janelle Monàe)
13. Life in the Vivid Dream
14. Butterfly

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