Green Day
Greatest Hits: God's Favourite Band

2017, Reprise Records
Punk Rock

Pubblicato il nuovo Greatest Hits dei Green Day: tutti i successi e due novità!

Recensione di Alessandra Manini - Pubblicata in data: 04/12/17

Il 17 novembre per ogni appassionato di punk rock non è stato un ordinario venerdì 17, bensì il giorno che ha consacrato l'uscita di "God's Favorite Band". Per chi non fosse avvezzo al genere, l'espressione è da collocare nello scorso marzo, quando i Green Day sono stati ospiti durante il talk show statunitense The Late Show with Stephen Colbert. La band nata a Berkeley bel 1986 festeggia oltre un trentennale di attività e regala in questo 2017 un greatest hits composto da non meno di 22 tracce. Ad anticipare l'uscita, per mantenere vigile l'attenzione dei fan è stato un video instagram. La raccolta si presenta con Billie Joe Amstrong, Mik Dirnt e Tré Cool in vesti ecclesiastiche, protagonisti di una vetrata contornata da dalle icone degli album della band e saltano subito all'occhio "American Idiot" e "Nimrod". 


Si inizia con una traccia, forse in sordina, un pezzo che nonostante faccia parte del repertorio anni novanta  direttamente da "Kerplunk", l'album con cover art verde su bianco che non rientra propriamente nel repertorio che ha consacrato la band nel successivo decennale. La prima parte del disco ha davvero un sapore 90s perchè infatti segue "Longview" dall'album svolta "Dookie". La traccia numero quattro con le pennate in distorsione e il senno di poi è facile considerare una vera e propria intuizione, portando alla memoria il video che si potrebbe tradurre come un avvertimento "dopo questa canzone sarete tutti pazzi per noi". E' così che "Basket Case" si fa ascoltare ogni volta come se fosse la prima e "When I Come Around" ci riporta ad un Billy Joe con capello blu.

 

L'album che i Green Day ci hanno regalato in questo novembre è di certo una raccolta dei più grandi successi della band ma soprattutto un regalo per tutti coloro che sono cresciuti facendo le code fuori dai negozi di dischi per accaparrarsi le nuove uscite di Billie Joe e compagni. Dal beneamato "Dookie", aperta dall'intro di basso, arriva l'eccentrica "She", segue "Brain Stew" da "Insomniac" (ovvero l'album con la cover art più insolita della collezione) e "Hitchin' A Ride" da Nimrod. Si torna a "Dookie" con la sempre eterna "Good Riddance - Time Of Your Life" che riavvolge il tempo come nessun'altra.

 

La traccia numero dieci invece propone la svolta targata "American Idiot", l'album anni duemila che stravolto il mondo punk rock con "Minority", la canzone madrina dell'album che ne porta il nome, "Boulevard Of Broken Dreams" e "Wake Me Up When September Ends". Il significato e la dedica che si cela dietro quest'ultima canzone è noto alla maggior parte dei fan, eppure è sempre affascinante svelare l'anima fragile che si nasconde dietro a dell'eyeleiner, pantaloni neri, cravatta rossa e creepers ai piedi; infatti la canzone si riferisce alla prematura scomparsa del padre del frontman della band, avvenuta proprio nel mese di settembre.

 

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Il disco si conclude con due pezzi appartenenti all'album pubblicato nel 2009, "21st Century Breakdown", si tratta di "Know Your Enemy" e "21 Guns". "Oh Love" da "¡Uno!" occupa la posizione numero diciotto, seguita da "Bang Bang" e "Still Breathing" dell'album del 2016 "Revolution Radio". Gli ultimi due pezzi sono un vero e proprio omaggio ai fan, infatti "Ordinary World" si propone sempre delicata e con quella sfumatura da ballad country che inizialmente lasciò perplessi i seguaci più accaniti. In questa nuova versione l'eclettico Amstrong duetta infatti con un'icona del country, Miranda Lambert dando al pezzo un taglio ulteriormente espressivo. 

 

Il tutto si chiude con "Back In The USA", la nuova canzone targata 2017, che lascia di certo sperare nell'uscita di un nuovo album. Il video, eccezionalmente ironico, inizia con i tre amici di Berkeley alle prese con le attività di una quotidianità in bianco e nero, dalla cura del giardino, la classica lettura del giornale con tanto di tazza alla mano, fino a quando, il buon Amstrong non indossa degli occhiali da sole capaci di riportare i colori nella sbiadita realtà iniziale. Il risultato finale? Il colore smaschera qualsiasi cosa mentre i Green Day, strumenti alla mano, si lanciano nella classica performance eccentrica. 

 

Il risultato finale è chiaramente quello di un greatest hits di un gruppo che da ben tre decadi regala al mondo del punk rock sempre una ventata di aria fresca, un ritorno alle origini mantenendo sempre una buona coerenza per quanto riguarda le sonorità, le liriche accattivanti e una buona dose di naturalezza. Per chiunque volesse aggiungere alla propria collezione un pezzo pregiato di certo non può farsi scappare questa uscita, sia per la cover art che per i tasselli di un puzzle musicale come quello di Billie Joe e compagni che si lascia sempre apprezzare.





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