Foo Fighters
Sonic Highways

2014, RCA Records
Rock

Un'autostrada che sa di nostalgia
Recensione di Andrea Mariano - Pubblicata in data: 10/11/14

Chicago, Washington D.C., Nashville, Austin, Los Angeles, New Orleans, Seattle, New York. Otto città per otto canzoni. Otto differenti ambienti per otto differenti ispirazioni. Questa è la genesi di “Sonic Highways”, questo è il punto di partenza del nuovo, attesissimo album dei Foo Fighters.

Dave Grohl alla guida di una Cadillac un po’ malandata ma che non ti lascia mai per strada, che concede qualche sprint a scapito dei consumi e di chi ci sta dietro, coi neri fumi provenienti dai tubi di scarico del veicolo che lo inghiottono; un’automobile che è in giro da vent’anni, che non ha abbandonato neppure nei periodi più destabilizzanti e con cui ha sempre cercato e trovato nuovi stimoli, nuovi spunti per andare avanti. Viaggio, rodaggio, officina, e di nuovo on the road. Dopo l’ultimo roboante viaggio verso la luce crepuscolare eppure così ammaliante e dannatamente calamitante, la Cadillac è di nuovo in strada, o meglio, è su un’autostrada per far visita ad otto diversi amici chiamati Necessità, Ispirazione, Istinto, Novità, Vecchi Ricordi, Passato, Passione, Divertimento.

Necessità, Ispirazione ed Istinto sono molto vicini, sono ciò che hanno spinto i Foo Fighters ad intraprendere questa nuova avventura. Necessità di creare qualcosa facendosi ispirare più dall’istinto che da un’idea già ben strutturata, e ciò l’ha portati a far visita alla Novità; infatti questa volta non è Lei che ad apparire alla band in studio, ma sono stati loro a portare lo studio da Lei. Difatti la novità più grande di “Sonic Highways” è, come ben sappiamo, l’aver registrato i brani e scritto i testi in ciascuna delle città elencate ad inizio articolo, facendosi ispirare anche dalla storia musicale ed umana del posto.

Ciò ha tuttavia portato sotto i riflettori Passato e Vecchi Ricordi, intesi come inconfondibile stile Foo Fighters e al tempo stesso poderoso tuffo nei vecchi lavori della band: eccezion fatta per alcuni veli leggeri e piacevoli di contaminazioni esterne(“What Did I Do? / God As My Witness” sarebbe molto apprezzata dai Lynkyn Skynard, mentre “Outsider” e “The Feast And The Famine” sono gli episodi migliori di tutto il lotto), tutto l’album è un omaggio – se non un vero e proprio ritorno – ai Foo Fighters più classici, con i suoi pro (sound leggero ed al contempo graffiante quanto basta) ed i suoi contro, il più evidente riguardante sonorità e struttura dei brani. Se una certa vena melodica continua fortunatamente ad evolversi (anche in maniera meno marcata che in precedenza), paradossalmente “Sonic Highways” potrebbe esser tranquillamente un album della scorsa decade. La novità, quella che colpisce l’ascoltatore, è stata accantonata per un più rassicurante – ma già conosciuto – viale già battuto, sì piacevole ma che non permette di suscitare quel godimento che distingue il piacevole dal vero e proprio piacere.

Ciò non toglie che Passione e Divertimento siano presenti, magari il secondo è meno scalmanato di quanto potessimo aspettarci, ma quel che conta è che del primo sia rimasta l’assoluta genuinità che da sempre ha caratterizzato i lavori della band di Dave Grohl.

Più che una festa per un nuovo traguardo, più che un festeggiamento di capodanno con fuochi d’artificio e brindisi sconquassanti, “Sonic Highways” è un ritrovo tra vecchi amici, seduti ad uno stesso tavolo a brindare a loro stessi e a raccontare aneddoti sul proprio passato. Ricordi piacevoli, belli, interessanti, con parentesi persino coinvolgenti, ma pur sempre ricordi.



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