Foo Fighters
Concrete And Gold

2017, Roswell/Sony
Rock

Continua il viaggio alla scoperta delle radici del rock per Dave Grohl e soci, questa volta con un occhio di riguardo ai giganti degli anni '60 e ‘70.
Recensione di Salvatore Dragone - Pubblicata in data: 15/09/17

Stupire, uscire fuori dagli schemi. No, non è Steve Jobs che sta parlando, ma la stessa filosofia sembra appartenere molto anche a un altro innovatore, come Dave Grohl. E' seguendo questo diktat che appaiono più chiare le ultime produzioni targate Foo Fighters, almeno da "Wasting Light" in avanti. Se in quel caso il centro del progetto era stato ricreare un'atmosfera da garage band registrando il disco in presa diretta, per poi spostare con "Sonic Highways" il focus sulle radici della musica americana e i suoi luoghi di culto, "Concrete and Gold" si può considerare la conclusione ideale di questo percorso quantomeno bizzarro per la direzione in cui si è sviluppato.
 
Anziché partire dai propri riferimenti musicali per poi via via distaccarsene, i Foos hanno fatto esattamente l'opposto, arrivando solo adesso, all'apice della propria carriera, a celebrare in maniera evidente gli eroi del passato: Pink Floyd, Motorhead, Led Zeppelin, Black Sabbath piuttosto che i Beatles. Uno ad uno questi nomi passano in rassegna nel corso delle undici canzoni contenute nel nono capitolo in studio del sestetto americano (dopo l'upgrade a membro ufficiale del tastierista Rami Jaffee) che rilegge in chiave propria la grande tradizione dei '60 e '70. Fab Four qui rappresentati in carne e ossa dalla partecipazione di Sir Paul McCartney nelle insolite vesti di batterista nella floydiana "Sunday Rain", cantata per l'occasione dallo "specialista" Taylor Hawkins (ricordate la cover "Have A Cigar"?). Non è la prima volta che il baronetto viene coinvolto da Grohl, avendo i due già lavorato insieme sul brano "Cut Me Some Slack" da "Sound City: Real to Reel". Il gusto melodico dei Beatles, spesso riconoscibile nelle canzoni dell'ex Nirvana (l'intro di "The Pretender" ad esempio), si avverte sin dalle prime battute di "T-Shirt", critica neanche troppo velata a Donald Trump, o nella stessa "Happy Ever After (Zero Hour)". Nei giorni precedenti la sua pubblicazione, si era parlato tantissimo della "più grande pop star al mondo" come ennesimo special guest nella canzone più heavy del disco. Solo alla fine si è scoperto essere Justin Timberlake, che in realtà del suo ci mette veramente poco nella rockeggiante "Make It Right", tributo all'eredità dei Led Zeppelin così come la successiva "La Dee Da". Ma i Foo Fighters ci sono oppure no in questo album? La band risponde all'appello con i due singoli apripista "Run" e "The Sky Is A Neighborhood", dove ancora una volta viene fuori tutta la loro maestria nel saper bilanciare melodia e potenza. Ancora è presto per dire se queste potranno trovare spazio nel loro greatest hits già molto affollato, ma rientrano sicuramente tra gli episodi più convincenti di "Concrete and Gold" in termini di capacità di rimanere impressi al primo ascolto.
 
Finita qui? No, c'è tanto di FF anche in "Arrows" e "Dirty Water", quest'ultima costruita a partire da un giro di accordi suonati in acustico che pian piano esplode in un crescendo di distorsioni e urla di Grohl. Altro squillo con "The Line", classica power ballad che rientra nel loro marchio di fabbrica inconfondibile. Le cadenzate chitarre imbevute di fuzz introducono l'epica titletrack in chiusura, la cui atmosfera chiama in causa ancora una volta quei giganti dei Pink Floyd.

Un'ultima riflessione la meriterebbe la produzione firmata da Greg Kurstin, noto principalmente negli ambienti del mainstream pop e per questo temuto dai fan della band. Timori che poi non hanno trovato nessun riscontro, la mano di Kurstin non ha snaturato affatto il sound tipico dei Foo Fighters, lasciato intatto nella sua essenza, semmai arricchendo ancora di più gli arrangiamenti di ogni episodio. "Concrete and Gold", seppur frizzante e pieno di ottimi spunti, non sposta nulla negli equilibri della discografia di una band già da anni al top del rock internazionale, ma che ha ancora tanta voglia di divertirsi e suonare nuove canzoni sui palchi di tutto il mondo. Rimane solo il dubbio se quest'avventura nel classic rock può ritenersi conclusa o se nella loro testa c'è la voglia di spingersi verso qualcosa che possa stupirci di nuovo.




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