End Of Green
The Painstream

2013, Napalm Records
Gothic

Recensione di Alessio Sagheddu - Pubblicata in data: 02/09/13

Quando chi scrive ha appreso che la band per la quale si accingeva ad abbozzare qualche parola incideva per la prima volta su Napalm Records ha storto un po’ il naso. Per carità, non ce ne vogliate, le formazioni valide da queste parti non sono poche, ma quando si tratta della suddetta label dietro l’angolo fa spesso capolino la possibilità che queste stesse band - dopo aver affrontato una buona gavetta - vendano l’anima al diavolo, ovvero si spingano verso territori commerciali, a volte con risultati catastrofici. I tedeschi End Of Green per fortuna questo percorso lo avevano già intrapreso con i precedenti lavori, facendosi ricordare soprattutto grazie all’ultimo “High Hopes In Low Places”.

Potremmo dirvi che la loro proposta si basa su un gothic rock energico quanto malinconico, ma non è esattamente così. “The Painstream” è infatti un concentrato sonoro di influenze gothic, visioni hard rock nella struttura delle canzoni ed una vena doom mai dimenticata dal passato, assai buono, dei Nostri (evitiamo l’accostamento con il “love metal”, definizione che lascia un po' il tempo che trova). È doveroso invece notare delle similitudini tra l’appeal orecchiabile dell’intero album e quanto proposto da HIM e Lacrimas Profundere, anche se il nome dei finlandesi Entwine calza a pannello come suggerimento per chi si avvicina per la prima volta alla musica del quintetto. Da lontano si scorge inoltre una strizzatina d'occhio a Gavin Rossdale e ai suoi Bush, forse proprio perché il timbro del vocalist inglese è simile a quello del frontman Michelle Darkness. Ma è proprio del singer che vogliamo parlare, visto che sembra essere lui il punto di forza di ogni canzone, sia per la validità di alcune tracce (“Holidays in Hell”, “Final Resistance” e la finale “The Painstreet”) sia per la dinamicità con cui il Nostro sembra controllare ed enfatizzare il proprio strumento nei momenti opportuni. I punti deboli sono la mal riuscita e poco spontanea “Chasing Ghosts” e la legnosa ballad “Miss Misery”, mentre fa ben sperare l’attaccatura iniziale simil-jazz di “Death Of The Weakender”, se non fosse che poi la canzone non si sa bene dove vuole andar a parare.

Le buone qualità di fondo agli End Of Green non mancano, sia chiaro. I Nostri confezionano un full-length sicuramente gradevole, ma che in fin dei conti non regala momenti di pieno stupore o elettrizzante adrenalina. Gli End Of Green stazionano quindi nella media del genere di riferimento, ma la svolta è ancora lontana.



01. Hangman’s Joke
02. Holidays in Hell
03. Standalone
04. Final Resistance
05. De(ad)Generation
06. Home on Fire
07. Death Of The Weakender
08. Don’t Stop Killing Me
09. Chasing Ghosts
10. Miss Misery
11. The Painstreet

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